Domenica 2 Ottobre 2011: un Bologna davvero inguardabile esce sconfitto 2-0 dallo stadio Friuli di Udine e da li a poco viene ufficializzata la fine della corsa del sergente di ferro nativo di Porretta Piepaolo Bisoli e si apre la caccia al toto allenatore.

I nomi papabili erano in ordine di gradimento Ballardini , Delio Rossi, Beretta, Marino, De Canio e tale Stefano Pioli in uscita da Palermo causa le follie estive di padron Zamparini.

Dopo il "No" secco ricevuto dai mister attuali di Genoa e Sampdoria, l'allora neo presidente Albano Guaraldi ripiegò fortunatamente sul tecnico di Parma e, a distanza di quasi due anni, si può dire che questa decisione fu una delle mosse più riuscite del nostro chiacchieratissimo presidente.

Oggi torniamo a Udine senza capitan Diamanti e senza Diego Perez, pedine fondamentali per una squadra come la nostra. Le possibilità di fare risultato sono comunque elevate perchè il Bologna, da un paio di mesi a questa parte, è diventata squadra con la S maiuscola in cui conta il collettivo più del singolo, in cui gioca chi se lo merita, e chi dà tutto per i compagni prima ancora che per se stesso: concetti che Stefano Pioli è riuscito anche in questa stagione ad inculcare nella mentalità dei suoi giocatori.

Il problema semmai non si chiama Udinese, squadra comunque come sempre ben costruita dal DS Larini che unisce l'esperienza dei vari Domizzi e Di Natale all'estro di Maicosuel alla corsa e alla fisicità di ottimi giocatori come Dusan Basta (uno dei migliori esterni a tutta fascia del nostro campionato ) e del nazionale argentino under 20 Roberto Maximiliano Pereyra. Il vero problema si chiama Francesco Guidolin. Il tecnico di Castelfranco Veneto, che con Bologna e i bolognesi non ha mai avuto un ottimo feeling già dai tempi in cui guidava il Vicenza dei miracoli (e battibeccava con il nostro “Renzaccio”) , è l'allenatore italiano che meglio sa preparare le partite, soprattutto sul piano tattico.

Le sue squadre sono l'esempio pratico di organizzazione in campo, difficili da affrontare e da battere per chiunque.

Il suo Vicenza arrivò addirittura a giocarsi una semifinale europea di Coppa delle Coppe con il Chelsea.

Stiamo parlando di un allenatore che può contare su più di 500 panchine in serie A , vincitore della “panchina d'oro” nel 2011 , personaggio schivo e forse non adatto a far calcio in grandi palcoscenici (fu proprio lui a non aver mai cercato “l'occasione della vita” in un grande club).

Resta però il fatto che forse proprio per quelle brutte parole pronunciate contro la nostra antica città nel lontano 2003, durante un Bologna-Juventus, rimane sempre un piacere per tutta la tifoseria petroniana poter raccontare di aver vinto contro le sue squadre. Certo che questa eventuale gioia non è nemmeno paragonabile a quella di poter esultare un giorno per aver “fatto piangere” Monsieur Antonio Conte.

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