Ci siamo. Ci mettiamo alle spalle due settimane lunghissime, vissute dalle parti di Casteldebole con tanta pressione e preoccupazione. Il silenzio stampa deciso dalla società dopo la batosta col Verona ha sì aiutato a recuperare concentrazione e preziose energie mentali, ma dall'altro lato ha chiuso la squadra in una bolla di sapone che più volte ha rischiato di scoppiare, per via delle feroci critiche provenienti dall'esterno, indirizzate in varia misura a Pioli, alla squadra e al tandem Guaraldi-Zanzi.

I vari nazionali sono stati avvantaggiati, perchè per qualche giorno hanno potuto allontanarsi dalla realtà bolognese per respirare aria nuova e dimenticarsi dei problemi. Forse non tutti però hanno beneficiato dell'impegno con la propria nazionale, anzi c'è chi come Diamanti è tornato a Casteldebole ancora più nervoso e teso di prima. Infatti Alino, nel doppio impegno dell'Italia, ha collezionato solo 77 minuti a Copenaghen contro i padroni di casa della Danimarca, mentre è rimasto a guardare dalla panchina la partita di Napoli contro l'Armenia, quando nel frattempo due suoi possibili concorrenti come Insigne e Florenzi dimostravano di poter dire la loro anche in nazionale maggiore, nonostante la giovane età.

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Alla Nazionale si penserà a tempo debito, da oggi si (ri)comincia a fare sul serio. I tempi dei regali sono ormai finiti, il derby col Sassuolo deve necessariamente rappresentare la svolta di questa stagione che altrimenti diventerebbe maledetta. Pioli ha fatto il massimo, ne sono sicuro, mettendo tutto sé stesso nel lavoro come ha affermato nella conferenza stampa della vigilia. Si è concentrato soprattutto sulla compattezza della squadra e sul modulo da attuare in quel di Reggio Emilia, visto che si tornerà alla difesa a 3. Soluzione resa possibile grazie al rientro di Natali, che dovrà issarsi al ruolo di leader della retroguardia rossoblù nel modulo che più gli si addice, affiancato dai recuperati Sorensen e Mantovani. I dubbi più grandi, manco a dirlo, vengono dalla linea mediana, dove le fasce e il ruolo di centrale rappresentano le maggiori incognite: Pioli confermerebbe ad occhi chiusi Perez, ma gli impegni con il suo Uruguay hanno minato la già scarsa condizione del Ruso, che dovrebbe far spazio a uno tra Khrin (ancora in cerca di una sua identità) e il giovanissimo Radakovic (che correrebbe però l'altissimo rischio di bruciarsi). Per quanto riguarda le ali, a sinistra dovrebbe giocare Cech, mentre a destra il ballottaggio è tra Garics, autore di una brutta prestazione anche in nazionale, e Lazaros, la cui attitudine alla fase difensiva è tutta da verificare. In avanti invece, spazio al duo Diamanti-Cristaldo, con Alino che come detto dovrà cominciare ad alzare la qualità delle sue prestazioni per evitare di perdere l'aereo che porterà al Mondiale.

Tutte queste belle parole però, varranno meno di 0 se non seguite da una performance all'altezza sul campo. Nemmeno a farlo apposta, in settimana l'ex tecnico del Brasile Carlos Dunga ha dichiarato che nel calcio "non conta il lavoro, non ci sono cose giuste o non giuste. Siamo tutti così nel calcio. Questa cultura ci viene dalla Roma antica, vogliamo vedere il sangue, e basta. Quello che conta è il risultato". Parlava d'altro, certo, ma il concetto rispecchia perfettamente la situazione felsinea.

Indi per cui, anche se oggi dovesse arrivare una prestazione dignitosa ma corrispondente all'ennesima sconfitta stagionale, appellarsi al lavoro svolto durante la sosta servirebbe a ben poco, soprattutto a mister Pioli che a quel punto rischierebbe tantissimo. Facendo tutti gli scongiuri del caso, auguriamoci che il match odierno sia l'inizio di un nuovo campionato per il Bfc.

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