Come domenica scorsa il Bologna pareggia, ed esce dal Tardini con un onesto puntaccio. Un primo tempo equilibrato, seguito da una ripresa totalmente in affanno giocata per buona parte con un uomo in meno per l’ingiusta espulsione di Sorensen. Che sì, fino a quel momento era stato il peggiore, ma pur di giocare in undici lo avremmo tenuto in campo volentieri.

Fuori Diamanti per influenza, dentro la pita gyros-connection. Era da un po’ che non vedevamo Lazaros titolare, precisamente da Bologna-Milan, ed eufemisticamente parlando diciamo che ieri non è stato travolgente. Anche se comunque è apparso più in partita rispetto alle gare di inizio stagione, nelle quali era uno spettro che fluttuava lentamente per il campo. Certo, quando di fianco hai un Panagiotis Kone in questa forma spumeggiante è facile rimanere nell’ombra: come domenica scorsa, il numero trentatre aveva portato avanti il Bologna con un gol nei primi minuti di gioco. E come domenica scorsa la rete era nata da una combinazione con la prima punta, ruolo interpretato stavolta da Rolando Bianchi: prestazione volenterosa la sua, con quel liscio sulla punizione di Morleo che però ancora non mi va giù. Con lui in campo al posto di Cristaldo il Bologna ha dovuto cambiare l’impostazione del gioco, con molte più palle lunghe (da cui una, tra l’altro, è nato il gol) e conseguentemente meno possesso palla: una scelta obbligata che andrà ripetuta anche venerdì prossimo contro la Juventus, con dei clienti decisamente più scomodi.

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Nel momento in cui ho letto le formazioni ho temuto che le zanzare offensive del Parma avrebbero punto parecchio i tre giandoni che componevano la nostra retroguardia, e invece mi son dovuto ricredere. Certo, Cassano a parte, il quale oltre a un gol meraviglioso (nato da uno schema con blocco cestistico) ha impersonato il novanta percento abbondante della pericolosità gialloblù. E, come già detto all’inizio, anche Sorensen a parte: così oggi come domenica scorsa il difensore danese ha palesato un numero preoccupante di amnesie e leggerezze, e se a queste aggiungiamo il retropassaggio suicida per Marilungo a Bergamo infiliamo tre prestazioni ad alto rischio. Il Bologna certe cose non se le può permettere. Meno male che c’era Curci. Sì perché, come domenica scorsa, il punto i rossoblù lo hanno guadagnato in parte per merito suo, sempre lucido pure nell’assalto finale degli avversari. Oh, bravo.

Come domenica scorsa a metà secondo tempo Perez ha accusato i crampi, e la fatica non l’ha sentita solo lui. Pioli venerdì aveva dichiarato che nessuna squadra in questo periodo è fuori forma, e che contro l’Inter avevamo accusato la maggiore fisicità dei nerazzurri. Ieri abbiamo giocato a lungo in dieci, quindi c’è una giustificazione anche in questo caso. Certo non è un buon segno in vista di venerdì prossimo, quando affronteremo una delle squadre più fisiche della Serie A.

In chiusura voglio tornare su Panagiotis. Kone nel ruolo di trequartista pare aver trovato la sua dimensione migliore. Segna, cerca i compagni e mantiene quelle sue doti “cavalline” che conosciamo fin dal giorno in cui è arrivato sotto le Due Torri, e che gli permettono di spaziare sia in fase offensiva che soprattutto in fase di copertura. Il problema è che oggi pian piano la sua spalla si è eclissata. Come domenica scorsa.

Niente da dire quindi: abbiamo dato continuità. Forse pure troppa.

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