La frase di Sandro vocerauca Ciotti è spesso richiamata nel linguaggio di tutti i giorni ed è entrata nell'immaginario collettivo come l'impresa impossibile, il risultato impronosticabile alla vigilia ... il colpaccio! La sbancata alla Snai, il famoso "sghetto" che tanto spaventava ma anche intrigava i giocatori del vecchio Totocalcio.

Era il '61 e una vittoria degli etnei contro la beneamata Inter di Herrera, con due gol di carneadi comprimari regalò lo scudetto alla Juve (toh!). Per tutta onestà la storia del calcio è costellata di ben più clamorosi colpi di scena, sia riferiti a platee nostrane che internazionali. La mamma di tutti i "clamorosi” si consumò nel '50 al Maracanà, di fronte a duecentomila brasiliani pronti a festeggiare il primo titolo Mondiale. Quella che viene spesso erroneamente definita la finale contro l'Uruguay (in realtà si giocava un gironcino finale unico all'italiana e quella era l'ultima partita tra le prime due in classifica) consentiva ai brasiliani anche un semplice pareggio. Considerando la supremazia dimostrata dai carioca (vinte tutte, con un differenziale reti di più 11 nelle sole due partite precedenti) e dopo il gol del vantaggio all'inizio del secondo tempo pareva si parlasse di niente. E invece... Ghiggia e Schiaffino, due colpi secchi al cuore brasileiro nell'ultimo quarto d'ora e festa guastata. Disastro nazionale con decine di morti tra infarti e suicidi e l'abolizione per l'eternità della maglia bianca per il Brasile (da allora verde-oro). Anche la finale di Coppa Campioni del '99 vide un bel ribaltone: dopo che il Bayern era stato in vantaggio per 86 minuti, nei tre di recupero lo United piazzò un’impensabile doppietta.

Poi c'è un retaggio tutto nostrano: la Roma che butta lo scudetto perdendo in casa alla penultima contro il già retrocesso Lecce, dopo aver coronato una rimonta impossibile vincendo a Juventus solo la domenica prima. La stessa Juve che perde nel pantano di Perugia (e a noi Calori ci sta simpatico!) e regala lo scudetto ai laziali tutti già negli spogliatoi con la radiolina accesa. E l'Inter che s’inventa un harakiri perfetto! Contro una Lazio in disarmo, con i tifosi bianco-celesti a tifare contro i loro stessi colori (tanto per dispettare i cugini romanisti ancora in lotta) riesce a perdere, dopo essere stata in vantaggio, praticamente contro il solo Poborsky che dopo la doppietta se ne scappò da Roma alla chetichella. Quel 5 maggio rimbalzò, tent par cambier, anche nel nostro deretano visto che alla vigilia di quell'ultimo turno eravamo persino in odore di Champions e invece ci sfumò pure la UEFA. Mettendoci del nostro, sia chiaro.

E' abbastanza evidente la motivazione del richiamo a codesti imprevedibili exploit: oggi saremo nella tana dei campioni (tana per sua natura un po' maleodorante) e uscirne con le penne aggiustate appare nemmeno quotabile. Ci separano una sessantina di punti, sedici posizioni in classifica e oltre settanta gol di differenza tra i pochi nostri fatti e loro subiti, e viceversa. La testa e la logica sentenziano che non basterà la Pasqua, un santino di San Marco Di Vaio (ultimo a profanare gli zebrati), un barile di fioretti o il culo di una balena. Non succederà... oggi non succede. Lo sappiamo. Ma se succede...

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