All'inizio avevamo solo un sospetto, adesso ne abbiamo la certezza. Se la cessione di Ramirez ci fece balenare un lieve dubbio, con la vendita di Taider si è avuta la solida certezza che al Bologna, per stare a galla, ogni anno deve cedere qualcuno di importante per rattoppare i buchi di cassa (e i mancati aumenti di capitale). Un sistema che non da certezze a lungo termine e che, inevitabilmente, indebolirà una squadra che sarà, così, costretta a soffrire ogni anno di più per rimanere in serie A. Se ne deduce che le sole cessioni dei giocatori alla fine non basteranno (sempre che facciano parte di una logica di una squadra che lotta per la salvezza e che di buoni giocatori ne ha bisogno come il pane) e bisogna, da subito, attingere da entrare “diverse”. Si, ma quali? Torniamo un po' indietro nel tempo. Qualcuno si ricorderà dell'arrivo del giapponese Nakata in Italia. Erano tempi in cui questa operazione di mercato portava tifosi, turismo, merchandising e notorietà oltre confine. E non era inusuale vedere allo stadio, quando sbarcò sotto le due torri, giovani nipponici in tenuta rossoblu assistere al loro idolo. Poi di giapponesi se ne videro nelle squadre di tutto il mondo e addio “operazione Giappone simpatia”. Altro esempio (di entrate diversificate) lo si ebbe quando, agli inizi del duemila, una società petrolifera entrò con una quota societaria nella Juventus. Era la Tamoil di El Gheddafi, figlio del famoso comandante libico, a quel tempo capo dello stato nordafricano. Il progetto prevedeva una lauta sponsorizzazione, rapporti commerciali e la possibilità di far giocare il figliol prodigo in serie A. Al Gheddafi, fino a quel tempo mediocre centrocampista dell' Al Ittihad, venne mandato a giocare nel Perugia (e a quel bontempone di Gaucci non gli parve vero di fare un'operazione del genere). La fine della carriera in Italia del giocatore libico coincise più o meno con la fine della sponsorizzazione. Due esempi del passato, certo, ma possono suggerire qualcosa. Anno 2010: rumors annunciano l'imminente acquisto del Torino da parte della compagnia aerea Fly Emirates. Cairo smentisce e dice che va avanti da solo. Chissà se la Emirates si era veramente interessata al Torino, fatto sta che un tentativo lo si potrebbe anche fare. Il Bologna potrebbe iniziare una “operazione simpatia Emirati”: una join venture che porterebbe lo sponsor Fly Emirates non solo sulle magliette, ma anche come nuova partnership per l'aeroporto Marconi (scalo ben più prolifico di quello di Torino), quota di capitale nella società rossoblu e, conseguentemente, l'arrivo di un giocatore della nazionale araba. Oppure il Bologna potrebbe acquistare Rashad Farhad Sadygov, esperto difensore dell'Azerbaigian. Forti dei nuovi accordi per la costruzione di un nuovo gasdotto e del nuovo contratto di collaborazione tra l'Italia e il piccolo stato ex Unione Sovietica, potremmo fungere da portavoce (e sponsor) di tale progetto con un “portabandiera” in squadra. Insomma a casa Guaraldi è meglio che lavorino di fantasia per trovare dei denari, che finiti i vari Taider, Sorensen e Diamanti ci sarà da tirare le somme e sperare che Yaisien e Stojanovic siano diventati dei fenomeni.

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