Erano mesi che non si leggeva una buona notizia alla voce “Bologna FC”, forse dal pareggio di San Siro contro l’Inter a inizio aprile. In questi ottanta giorni solo disastri, prima sul campo e poi fuori, che hanno prosciugato le riserve di pazienza e bombardato gli ultimi avamposti di speranza dei tifosi rossoblù. E in effetti quella che io considero una buona notizia in realtà è come un cerottino sulla guancia di un pugile che ha la milza spappolata e il naso sbriciolato: serve il giusto. Però non posso che essere contento del ritorno al Bologna di Alessandro Capello.
Il ragazzo, bolognese classe 1995, due stagioni fa aveva brillato nel campionato Primavera disputato col Bologna, segnando undici gol e attirando su di se parecchie attenzioni, in città e non solo. Aveva fatto notizia, Capello, perché il settore giovanile rossoblù, purtroppo, non è mai stato una fucina di talenti. L’ultimo vero big uscito da queste parti è Roberto Mancini, un ragazzo che una volta cresciuto è andato a spiegare calcio altrove, così come ora lo spiega ovunque lo ricoprano d’oro per allenare. Altrove è andato pure Fabio Borini, baby fenomeno partito in direzione Chelsea quando aveva sedici anni dopo essere stato svezzato a Casteldebole. Oggi di primavere ne ha ventitré, e ha appena concluso un discreto campionato in maglia Sunderland: tante potenzialità al servizio di sua maestà, e in futuro chissà se anche della Nazionale. Del Bologna, difficile. Tra questi due e dopo Borini solamente un’onesta sfilza di mestieranti del pallone, i cui esempi più recenti possono essere Gamberini, Loviso, i fratelli Della Rocca, Costa, Casarini, Albertazzi. Ragazzi che si sono conquistati il loro spazio, più o meno duraturo e in leghe più o meno di livello.
Un paio di volte, a dire il vero, abbiamo creduto di avere sotto gli occhi la perla rara, il fanciullo che avrebbe dato nuovamente una scossa al torpore del nostro vivaio. Penso a Cipriani, alla sua notte magica di San Siro, con una doppietta sfolgorante e quelle dita al cielo ricordando Niccolò. Oppure penso a Gabriele Paonessa, battezzato prodigio fin dai primi passi nelle giovanili. Oppure penso Mourad Meghni, con un soprannome che ne ha ammazzati tanti. Nessuno di loro è riuscito a mantenere quanto aveva mostrato, vuoi per fisici fragili come cristallo vuoi perché, quando si tratta di prendere la scala verso il piano superiore, in molti ruzzolano giù.
Alessandro Capello la stagione scorsa ha fatto a sportellate nella primavera dell’Inter. Perché sì, come dicevo prima gli occhi posatisi su di lui non erano solo quelli dei tifosi bolognesi. Infatti proprio un anno fa i nerazzurri erano arrivati e se l’erano portato su, sotto la Madonnina, tra i nostri mormorii estremamente perplessi. Si parla tanto di progetto giovani, di ripartire da loro, e poi quando finalmente ne hai sotto contratto uno che dimostra delle potenzialità te ne privi subito. Ma quella tra i nerazzurri, per fortuna, è stata solo una vacanza: ora è di nuovo rossoblù, per intero. Merito del lavoro svolto da Fusco durante l’ultimo mese, nel tentativo di mettere delle pezze a degli sbraghi che neanche la maglietta di Hulk Hogan.
Così l’anno prossimo Capello avrà l’occasione di mettersi alla prova in un campionato (pare che saremo in Serie B) difficile, lungo e sfibrante. “Voglio una squadra il più bolognese possibile” diceva Fusco pochi giorni fa, e Alessandro è proprio un tassello in questa direzione. Non so se sarà lui a guidare l’attacco del Bologna, ma mi piace pensarlo: servirebbe a ricordarci che, ogni tanto, qualcosa di decente capita anche da queste parti.
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