Per chi ama Vecchioni il “tema dei ritorni” è qualcosa di straordinariamente accattivante e aperto a mille interpretazioni. Più genericamente la letteratura, la poetica come la quotidianità offrono, a proposito, spunti di riflessione; effettivamente le sfumature sono infinite: si torna a casa! O da qualcuno. Si torna indietro…nel tempo…con la memoria. Tornano le stagioni, il Natale, la cavallina storna e il figliol prodigo. E si torna alle origini o magari dove si è stati bene e si ritorna, spesso, nel mondo del calcio in squadre precedenti. Da noi poi questa abitudine pare amplificata viste le illustri ricorrenze che, almeno a sensazione, sembrano più frequenti della media comunque già consistente. Se consideriamo che in un lustro il nostro campionato di Serie A “brucia” non meno di cinque-seicento tesserati le probabilità di riprendere lo stesso giocatore non sono altissime. Appare ancor più raro il caso degli allenatori (escludendo i “richiami” agli esonerati ancora contrattualizzati) che raramente tornano sulle proprie orme. A Bologna abbiamo avuto, invece, oltre a tre ere Mazzone, due di Ulivieri, Pesaola, Pugliese e almeno quattro incarichi a Cesarino Cervellati che però arrivava solitamente “di rincorsa” per cercare di salvare la baracca. Pare quindi meno anomalo (ma oggettivamente lo sarebbe) se in questi giorni di mercato di riparazione la maggioranza dei papabili a vestire di rossoblù siano quasi tutti ex. Si era partiti da Gaston Ramirez prima che il fallo tronca-stagione di Brown disegnasse a El Nino percorsi ben diversi dal verde dei campi da calcio: la maledizione degli ex continua! Passando attraverso a un plausibile recupero di Mudy o a una più fantascientifica ipotesi Portanova (visti i presupposti burrascosi sia della dipartita che dei successivi rinfacci) e tralasciando alcune boutade delle ultime ore (Pulzetti? Guarente?? Vitale ??? addirittura Zaccardo!) si è alfin arrivati al piatto forte del rimpasto. Proprio quell’Alberto Gilardino che in un solo campionato ha avuto il merito di farsi abbracciare dalla tifoseria senza riserve. Potenza della classe innegabile, dell’efficacia sotto porta, della capacità, come usa dirsi, di “fare reparto”. E la “perdita” è stata ulteriormente accusata vista la trama da feuilleton che si è snodata attorno a questa storia d’amore: lui voleva stare qua; il Genoa non lo voleva; il Bologna sì (almeno così si disse) e invece… Quindi tutti pronti a rimediare? Difficile saperlo con certezza ad ancora molti giorni dalla chiusura delle liste. E difficile anche prevedere, nel caso, come funzionerebbe: una minestra riscaldata dal sapore ormai amarognolo o un sublime e appetitoso manicaretto da salvezza? Senza il gemello Diamanti poi…(senza? mah…)

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A memoria mi viene da snocciolare un’ipotetica formazione dei più illustri "cavalli di ritorno" rossoblù. In porta "inossidabile" Antonioli; difesa a quattro con Raggi, De Marchi, Torrisi e Paramatti (ma un posto lo meriterebbe anche l'affidabile Castellini). A centrocampo un terzetto da nazionale: Carletto Nervo, Pecci e Marocchi. Poi Zauli trequartista dietro a nientepopodimeno che Beppe Savoldi e Kennet Andersson. Egregia anche la panchina con Zinetti, uno dei centrali difensivi esclusi dai titolari e poi Pecchia, Della Rocca (già in panca!), Chiodi e il gringo Clerici.

Senza dubbio, filtrata, ponderata e uniformata a un’unica epoca: una squadra da primi sei posti. Traguardo appena sfiorato negli ultimi quarant’anni e visto con gli occhi di oggi una chimera. Ma vi inviterei a rileggerla esaminando nello specifico il valore delle singole prestazioni sia nelle apparizioni originali che nei “ritorni”. Evidentemente incide il fattore anagrafico e la comune caratteristica di dipartite verso squadre considerate più importanti con conseguente rientri già verso la fine della carriera. Ma è innegabile che nella stra-maggioranza di questi casi: il meglio fu visto al primo giro.

Ma non c’è regola senza eccezione…

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