Finalmente ci siamo lasciati alle spalle il 2013 che, per quanto mi riguarda, consegna alla mia storia un bottino poco corpulento. L'ho definito il classico anno senza infamia e senza lode, da archiviare in maniera frettolosa sapendo che gran parte dei ricordi che lascia finiranno sotto strati di fitta polvere. Penso che il bilancio del 2013 rossoblù sia stato pressoché analogo: tutto è cominciato con il sogno della notte di Coppa Italia, durato giusto il tempo di cullare l'illusione di sentirsi di nuovo importanti nel calcio che conta, ed è terminato con la mesta parabola discendente dell'aver festeggiato con lo spumante una vittoria che, in fin dei conti, ci ha solo fatto momentaneamente uscire dalla zona retrocessione. Doveva essere l'anno di Gilardino e invece il suo è stato solo un costoso quanto illusorio leasing, con il panorama attuale che vede i vertici della società intenti a cercare di piazzare altrove i suoi eredi designati, Bianchi eo Acquafresca. A luglio Pioli disse che questa rosa poteva alzare l'asticella perché i suoi uomini gli ricordavano i leoni ammirati nei safari in Africa, e pochi giorni fa è stato ferito a sangue dal suo cane, non da Mufasa. Insomma, è stato l'anno del ‘’poteva succedere ma non è successo’’, con tutte le varie speranze che sono andate in fumo, a cominciare dal vero sogno di trovare un giorno una società degna di tale nome. Eppure, qualcosa che porterò nel cuore (e che non farò impolverare) c'è, eccome. Ho conosciuto da vicino la variegata e unica realtà del tifo rossoblù, con tutte le sue sfumature, i suoi umori e quel senso di appartenenza che altrove si fa fatica a trovare. Ho respirato la magia della città di Bologna che finalmente, statistiche alla mano, comincia ad attrarre il numero di turisti che merita: ho scoperto un posto fantastico che sarà per sempre il cantuccio in cui verrò a rifugiarmi quando avrò voglia di sentirmi una straniera, ma di casa. A pensarci bene, e senza offesa per Gilardino, Taider, la Coppa Italia e gli altri membri del festival rossoblù del rimpianto, questo 2013 mi ha fatto vincere una partita dal valore inestimabile. Il Bologna sarà pure una ‘’squadretta’’, definizione figlia di qualche ‘’nuovo arricchito’’ del calcio contemporaneo e che mi fa doppiamente rabbrividire in quanto a suo tempo avevo una grande avversione per l'ora settimanale di disegno tecnico. Il Bologna sarà pure destinato a soffrire fino alla fine. Ma appunto: fino alla fine. In queste tre parole, volgarmente usate da molte curve, si cela l'essenza vera del tifo che pochi possono fregiarsi di conoscere. Orbene, a chi possiede nel suo animo l'indelebile germe della passione per i nostri colori, non auguro un 2014 calcistico splendido e luminoso. Sarebbe una sciocca bugia che non direi mai a qualcuno a cui voglio bene. Il futuro ce lo hanno tolto come si fa con un dente cariato, salvo poi scoprire che era sano. In cambio ci hanno dato un presente claudicante in cui si può solo lottare per restare a galla. Eppure, alle ore 23:59 del 31 dicembre, c'è sempre un momento in cui tutto sembra possibile, perfino che il Bologna ci faccia soffrire di meno. Purtroppo o per fortuna, il tempo in quel frangente non può essere fermato. Ma con un'audace ‘’fictio iuris’’ e prendendo in prestito le parole di un mio grande conterraneo, posso augurare a ogni tifoso rossoblù sparso nel mondo di conservare un filo di speranza in un angolo del proprio cuore, un posto in cui non esista Guaraldi, l'imminente (e angosciante) calciomercato e l'immancabile sconfitta domenicale. Il tempo non possiamo fermarlo ma si può far finta che ci sia sempre un ‘’domani’’ di festa, anche per il nostro bistrattato Bologna. Buon 32 dicembre a tutti!
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