La notizia è arrivata totalmente a bruciapelo. In pochi si sarebbero aspettati una decisione del genere, ma Calamai e Anconetani non hanno apprezzato l'andamento della Fortitudo in questo inizio del girone di ritorno. In pochissimi avrebbero pensato che la cosa potesse succedere, nessuno credeva che la panchina di Tinti fosse in discussione, anche alla luce dei risultati ottenuti fino a questo momento: la classifica, infatti, dice comunque secondo posto e la squadra ha raggiunto uno degli obiettivi che si era prefissata, ovvero l'accesso agli spareggi validi per le fasi finali della Coppa Italia di categoria.
Ma a prendere le decisioni sono il presidente ed il garante. Sono loro che a parole non hanno mai negato la stima e l'ammirazione per il loro ormai ex coach, ma che forse da tempo erano pronti a questo. La panchina di Tinti era entrata in discussione praticamente subito, dopo le due sconfitte nelle prime tre gare, a Tortona e Mortara. Il presidente aveva tuonato e aveva chiesto una reazione: se non fosse arrivata, ci sarebbe saltata la rivoluzione. La riscossa è arrivata eccome e la F ha reagito vincendo 9 delle 10 gare successive, con l'unica sconfitta maturata a Montecatini. In quei frangenti era impensabile ed impossibile esonerare l'allenatore, e quindi giusto andare avanti con lui.
Poi qualcosa è cambiato, e già dalla sfida contro Cecina si è visto un clima diverso all'interno della squadra. Sarà solo un caso che questo fatto sia coinciso con l'arrivo di Patrizio Verri? Certo, non siamo qui a dire che il ragazzo sia la causa che ha portato all'esonero del coach, ma in un certo senso ha dato il via ad una catena di situazioni che sono sfociate con le sconfitte ed il conseguente avvicendamento. Come ci si aspettava, con lui è cambiato il modo di giocare della F, sono cambiati determinati equilibri e alcuni giocatori ne hanno risentito particolarmente: Pederzini, il terminale di maggior peso in attacco, ha visto il suo minutaggio calare vistosamente (e quando si gioca meno, si ha meno tempo per entrare in partita ed essere decisivi), Fin si è ritrovato ancor più spaesato di quanto non fosse già prima, e l'esclusione di Serravalli (l'uomo che ha più le caratteristiche del play, perchè Caroldi a volte si comporta come una guardia e ama attaccare fin troppo il canestro in solitaria), ha portato ad un aumento di responsabilità per Sabatini in cabina di regia; naturale e fisiologico che serva un periodo di assestamento ed i risultati non possono essere buoni fin da subito. Ecco quindi che questa serie di cose ha creato scompiglio e perdita di certezze, con una evidente flessione sul campo. Così sono arrivate le sconfitte di Pavia e contro Tortona. Che hanno segnato il destino del coach.
Tinti si è sempre presentato come una persona responsabile che, come si dice in questi casi, ci mette la faccia in prima persona. Ha difeso il suo gruppo e si è sempre assunto le responsabilità dopo le sconfitte. Non ci si aspettava l'esonero, anche perchè non sembrava necessaria una scossa improvvisa, come è sembrato giusto (facendo un paragone calcistico) quando è stato cacciato Pioli solo qualche settimana fa. La squadra ha bisogno di una ridimensionata a livello psicologico, ma cambiare il coach dopo due sconfitte (seppure maturate malamente), appare una situazione abbastanza estrema.
Certo, le lacune non mancano, ma sono proporzionate ai giocatori che si hanno a disposizione e alla categoria che si sta giocando. Una delle pecche maggiori è il fatto che questa squadra non riesca praticamente mai a schierare una difesa a zona efficace (quando ci si dispone con la 3-2 si prendono sempre parziali negativi); e anche in attacco, quando si va sotto si perde la bussola, non si trovano più schemi offensivi efficaci e ci si affida ad iniziative personali che hanno ben pochi risultati. Sono elementi sui quali sicuramente si potrebbe lavorare di più, ma non sempre le colpe sono tutte sul groppone dell'allenatore. In campo ci vanno i giocatori, e le responsabilità di questa panchina che salta non sono, a mio parere, tutte dell'uomo che ha pagato.
Ma ormai è successo, la decisione di Calamai e Anconetani è definitiva e adesso si aspetta solo di sapere chi sarà il successore. Per adesso gli allenamenti saranno guidati dal vice allenatore Federico Politi, poi la coppia al comando sarà chiamata a contattare un uomo che avrà alcuni compiti difficilissimi. Dovrà dare un nuovo equilibrio ad una squadra che sembra avere smarrito le proprie certezze, dovrà riuscire ad inserire Verri nel minore tempo possibile ricreando l'equilibrio quasi perfetto che si era trovato tra novembre e dicembre, dovrà guadagnarsi la stima di un pubblico che con Tinti aveva stretto un legame piuttosto saldo, ma soprattutto dovrà conquistarsi la promozione. Calamai è stato chiaro: “Siamo qui per vincere”. E, a quanto pare, Tinti non era l'uomo giusto.
E questo incredibile avvicendamento lascia spazio solo ad incredulità e stupore, elementi che devono essere accompagnati dal giusto saluto ad un allenatore che sarà ricordato per sempre come il “primo” della nuova Fortitudo. Un allenatore che ha dimostrato voglia e determinazione, fattori che in pochissimo tempo gli hanno consentito di guadagnarsi gli applausi e la stima di un pubblico esigente come quello del Paladozza. E non è una cosa per tutti.
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