"Se giochi anche una sola stagione nella Fortitudo la maglia ti entra nella pelle". Stefano Mancinelli di anni in biancoblù ne ha trascorsi ben 10, ha disputato 260 partite e realizzato 2152 punti, e non è un caso che si dichiari "per sempre fortitudino".
Mancinelli, classe 1983, è ora in forza a Torino, squadra con la quale ha appena conquistato la promozione. "Dopo la A del Bologna e della mia Torino -dice al Resto del Carlino- sogno una vittoria della Fortitudo, spero che la settimana si concluda nei migliore dei modi".
Il cestista fece il suo esordio in prima squadra con l'Aquila il 4 marzo 2001 e, sotto la guida tecnica di Boniciolli, diventò uno dei protagonisti: "L'anno prima avevo giocato solo due partite. Con Matteo iniziai a giocare 10' ad incontro, diventando un punto fisso". Del periodo a Bologna Mancinelli ricorda la vittoria più bella: "La finale di Eurolega. Sono una persona romantica e ancora mi piace rivedere le vecchie partite dell'Aquila".
Mister Boniciolli che grazie al suo carattere e alla sua preparazione è riuscito, anche quest'anno, a portare la Fortitudo a livelli di gioco molto alti. Mancinelli è il primo a riconoscere i meriti del coach. "Lui ha dato alla squadra un'identità importante, fa cose come il pressing che gli allenatori non hanno più il coraggio di fare. E' una persona con i controattributi e allora come oggi non ha problemi a lanciare i giovani".
L'ex biancoblù tifa ancora per la Fortutudo e spiega il suo speciale rapporto con l'ambiente: "Non si può spiegare cosa si prova a giocare con quella maglia. Ti entra nella pelle insieme alla passione dei tifosi. E' un'esperienza da provare in prima persona, descriverla è impossibile".
Mancinelli non sa se domani sera sarà a Forlì, ma in ogni caso spera con tutto il cuore che la sua ex squadra possa centrare la promozione: "Il biglietto l'ho acquistato ma ancora non sono sicuro, qui a Torino dobbiamo presenziare a diversi eventi per la promozione in A. Comunque a parte il mio tifo personale, sarebbe anche una bene per la pallacanestro italiana che una piazza storica come la Effe si riaffacciasse in A".
E poi c'è il derby. "Uno dei più sentiti a livello europeo -spiega- paragonabile solo a quello di Atene o di Madrid".
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