Nella giornata di ieri Giorgio Valli ha compiuto 53 anni. Primo compleanno da papà per il coach della Virtus che oggi è stato intervistato dal Corriere dello Sport Stadio. La Virtus è reduce da un brutto palso falso a Venezia, ma i progressi rispetto ad inizio stagione si notano: "E’ un buon periodo - ha ammesso Valli - Qui tutti lavorano, dal presidente al custode. Una cosa che si trasmette ai giocatori. Tutte le sconfitte fanno arrabbiare. Mi da fastidio essere rimasto disarmato dopo 43 secondi per l’infortunio di White, con Mazzola che sembrava Toti, un braccio invece di una gamba sola. Ma non mi piace nemmeno che qualcuno non ci provi con la ferocia. Anche indisciplinata, sempre ferocia ci vuole.” Giorgio Valli ha sposato il progetto Virtus con un rinnovo contrattuale che presto toccherà anche i giocatori. C'è aria di progetto, come non si vedeva da tempo da queste parti: "Quando mi è stato proposto il rinnovo hanno parlato di novità. E invece no, grazie a Dio è cosa vecchia, una volta era la normalità lavorare. E’ insisto sul lavorare, non affidarsi alla stregoneria o al gratta e vici. Due anni fa vidi gli Spurs: entri in palestra e capisci il concetto di azienda. Fabbricano canestri. Arrivano alle 9 per fare tiri, tutti, Ginobili, Duncan. Bisogna investire sulle competenze e non riempirsi la bocca parlando di soldi". Può diventare una esperienza lunga quella in Virtus per il tecnico nato proprio in bianconero: "Sono sempre sanamente preoccupato quando andiamo in campo, sento il peso e il dovere di fare bene". Fortunatamente lavora con una squadra disposta al sacrificio e alla dedizione: "Attitudine al lavoro e disponibilità. Gli americani sono abituati a stagioni da 6 mesi. Qui siamo già a 7 e speriamo sia molto lunga. L'importante è non accontentarsi, spostare i propri limiti è una possibilità infinita, bisogna essere incontentabili, e invece, in generale, ogni tanto ci si accontenta". Dopo un filotto di risultati positivi la parola playoff è saltata fuori, Valli però non vuole fare la parte della comparsata e partecipare per poi uscire al primo turno: "Ci voglio andare se me li gioco, ma non per comparsa. Meritarseli è un conto, giocarli un altro. Ma dobbiamo prima meritarli e poi provare a giocarli, sennò servono solo a riempire la bocca e sputare il vino".

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Si passa poi alla carriera di Valli, nata un po' per caso ad Anzola: "Iniziai per puro caso: trasferito ad Anzola e a calcio non c’era posto. Mi sono innamorato a 16 anni del basket e grazie a Dio è lo stesso amore incontaminato dal primo giorno". L'obiettivo, fin dall'inizio, è sempre stato chiaro: "Il mio obiettivo era allenare in serie A. La svolta è stata dopo aver strappato un anno di contratto alla Virtus, ho preso la valigia e sono andato. Pensavo che il basket fosse solo quella bella spiegazione tecnica che c’era a Bologna, invece fuori c’è da lottare e ti devi fare gli anticorpi. Girovagare per l’Italia è stato bello, duro e proficuo". Ora allena la Virtus, dove il maestro Ettore Messina ha vinto e cresciuto tanti giocatori e futuri allenatori: "La Virtus ti entra dentro, sentirmi ogni tanto con Ettore, insomma, è una cosa che portiamo dentro e che ci accomuna. E' il mio maestro, mi dà consigli ed è la persona che mi ha dato tutto nella pallacanestro". Per Valli, i segni da lasciare sono da persona comune, senza troppi grilli per la testa: "La prima qualità che voglio trasmettere è la voglia di vincere, la seconda è essere una persona perbene e un lavoratore".







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