La stagione della Fortitudo si è chiusa molto prima di quello che ci si sarebbe aspettati. Rabbia, delusione, rammarico e tristezza sono i sentimenti che accompagnano i tifosi dopo il fallimento sportivo di questa annata. Nonostante questo, c'è chi continua a vedere il bicchiere mezzo pieno, attaccandosi al fatto che finalmente è tornata la Fortitudo, e poco importa se non sono arrivati i risultati. Anconetani l'ha detto a più riprese in questi mesi, "è il nuovo anno zero, sarà importante costruire la società, quello che succederà sul campo lo valuteremo nel corso della stagione". Gli innesti di gennaio, però, sembravano un chiaro messaggio sul fatto che si puntasse dritto alla promozione; ma non è bastato. È stata una stagione di alti e bassi: in certi momenti si pensava che, col materiale a disposizione, salire di categoria sarebbe stato fin troppo semplice; in altri, invece, i problemi di gestione del gruppo sono sembrati un limite troppo grande per questa squadra. Alla fine hanno prevalso i secondi, e quello che succederà l'anno prossimo lo conosceremo in questa lunga estate. Per adesso è tempo di bilanci e non può mancare un pagellone finale.

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Piccoli:

CAROLDI: 5. Era stato preso per fare il leader ed essere il punto di riferimento di questa squadra. Ha fallito clamorosamente e la sua esperienza si è vista solo a tratti. Il punto più alto della sua stagione è stato il trentello rifilato a Cento nella gara di andata di regular season: troppo poco. Criticato dai tifosi per l'atteggiamento, alla stampa ha sempre detto che a questa squadra teneva veramente. Ma senza i fatti, le parole valgono zero.

SABATINI: 7. Quando in estate si seppe che la nuova Fortitudo ripartiva dal figlio dell'odiato presidente avversario, più di qualcuno aveva storto il naso. Ma Gherardo ci ha messo ben poco a scrollarsi di dosso l'etichetta del virtussino: cuore, grinta, difesa, aggressività e spirito di sacrificio gli hanno permesso di guadagnarsi il rispetto del popolo biancoblu. Molto meglio di Caroldi nella fase finale, nei momenti decisivi ha però pagato l'inesperienza a livello senior. Il futuro è per lui.

SORRENTINO: 5. Corteggiato per quasi tre mesi, è arrivato a Bologna solo negli ultimi giorni di mercato. Doveva essere il crack, in molti pensavano che il suo arrivo significasse promozione automatica. A tratti è sembrato onnipotente e capace di dominare in maniera incontrastata a questo livello, mentre in altri momenti ha perso completamente la testa (vedi le due gare contro Cento) diventando addirittura controproducente. Alla fine è stato uno dei più bersagliati e criticati dalla tifoseria, ma d'altronde dal meglio ci si aspetta sempre il meglio.

VENTURELLI: 5. Era stato ingaggiato come uomo di fiducia di Toto Tinti. Doveva essere il tiratore puro sul quale fare affidamento nei momenti del bisogno. Si è rivelato l'esatto opposto: prima perdendo la fiducia al tiro, poi (con l'arrivo di Sorrentino) mettendoci troppo a capire qual era il suo compito partendo dalla panchina. È andato decisamente bene nel primo mese con Politi capoallenatore, dopo invece si è perso e ha fornito qualche buona prova solo a sprazzi: vedi la voce Caroldi, troppo poco.

Ali:

FIN: 5,5. Il capitano, il simbolo della fortitudinità, ha giocato di fatto soltanto mezza stagione. Con gli acquisti di gennaio, é stato l'indiziato numero uno per il posto in tribuna: lo scarso minutaggio e alcune prove non convincenti, non potevano far pensare ad altro. C'è da dire che quando è stato richiamato è sembrato uno dei più pronti, spinto anche dal senso di appartenenza e dall'appoggio dei tifosi.

VERRI: 5,5. “Rubato” a Imola a fine dicembre, nei primi due mesi ci si è chiesti se fosse il gemello cattivo del discreto giocatore visto con Eagles e BBB gli anni scorsi: male al tiro, malissimo in difesa, scelte inopportune e anche poco feeling con l'ambiente. Col passare del tempo è venuto fuori ed è sembrato uno dei pochi a giocare da gregario, lottare e impegnarsi. Finale in crescendo, ma nel complesso non è stata una stagione sufficiente nemmeno per lui.

PEDERZINI: 5,5. Nella prima parte di stagione era il leader indiscusso della squadra. Poi si è perso, è sembrato svogliato e a tratti indisponente. La qualità non si discute, ma in questo campionato c'era bisogno anche di tanta quantità e di voglia di “sbucciarsi le ginocchia”. Se l'avesse fatto sempre e si fosse messo totalmente a disposizione della squadra e dei compagni con il giusto atteggiamento, la sua sarebbe stata una stagione da vero protagonista.

Lunghi:

SPIZZICHINI: 5. Potrebbe essere un dominatore indiscusso sotto canestro: il fisico c'è, quello che è sembrato mancare sono state la voglia e il capire le situazioni di gioco. Ha chiuso a buone medie, miglior marcatore e miglior rimbalzista, ma la sensazione è che abbia giocato col freno a mano tirato e senza mai dare il massimo.

DE MIN: 5,5. Per buona parte della stagione è stato utilizzato in un ruolo che non aveva mai coperto: di fatto non è e non sarà mai un "cinque" puro. Mano rispettabilissima, anche abbastanza affidabile nel tiro da 3. In difesa ha sofferto troppo e a più riprese i lunghi avversari. Come per Spizzichini l'impressione è che sia mancato quell' agonismo con il quale avrebbe potuto fare la differenza.

LANDI: 6. É arrivato a gennaio, anche lui dalla Virtus, con la quale aveva giocato ben poco. Ci ha messo un po' ad ambientarsi , ma con umiltà e senso di responsabilità è diventato totalmente un fattore sotto canestro. Nel finale sono cresciuti i minuti ed i numeri, difficile possa restare anche perché ha dimostrato di meritare categorie più alte.

ALLENATORI.

TINTI 6. Cercato e voluto in estate, cacciato a fine gennaio. La società, più che l'ambiente, era scontenta del lavoro di "Toto". Ha lasciato la squadra seconda in classifica, con un roster di livello minore rispetto a quello che è arrivato dopo: non aveva a disposizione Sorrentino e Landi, Verri era in fase "desaparecido". Cacciato con l'accusa di essere troppo permissivo con i giocatori e di lasciare loro troppe libertà, in quel momento la scelta è sembrata molto affrettata. La sua cacciata è sembrata più per dare una scossa alla squadra, che una una scelta tecnica vera e propria.

POLITI 5.5. Scelto perché ritenuto l'uomo giusto e con il "cuore Fortitudo". Parte benissimo, vince 5 partite di fila e la squadra sembra risorgere. Ma è un fuoco di paglia, col passare dei mesi tornano gli stessi problemi dell'era-Tinti. L'impressione finale è che non sia del tutto pronto per fare il capoallenatore in una squadra senior, ma se le cose fossero andate meglio sarebbe stato definito come un vero e proprio eroe. Ma sarebbe stata un'altra storia.

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