Prima dell’insidiosissima trasferta di domenica a Cantù, parla l’attuale direttore sportivo della Virtus Bruno Arrigoni, ma con un passato canturino che non si dimentica, soprattutto per via dei più di vent’anni passati nella città lombarda: “Dopo ventuno anni è chiaro che la consideri casa mia, tuttora ci passo spesso, ma per me è una partita di campionato. - il ds bianconero sottolinea la sua professionalità - A Cantù sono stato bene, punto, oggi ci torno da avversario con la speranziella di strappare un risultato”. La Virtus arriva da due risultati utili consecutivi, ma il campionato è assai lungo, in questo momento stanno rispondendo molto bene i tanti giovani italiani della squadra e proprio a proposito di loro si esprime Arrigoni: “Con il 5+5 abbiamo ridotto la quota di stranieri ed alzato quella degli italiani, ma non c’era scritto da nessuna parte che dovessero giocare per forza. Noi volevamo un gruppo dove ognuno si potesse esprimere al meglio, costruendo loro un percorso preferenziale”. Elogia in particolar modo Mazzola, che domenica ha fatto una prova monumentale: “È un bravo giocatore, un ragazzo intelligente e soprattutto con una propensione al gioco di squadra”. L’unico che sta deludendo attualmente il direttore è Hazell, autore al momento di pochi canestri quando avrebbe le capacità di spaccare le partite: "Ci aspettiamo di più da lui" ha ammesso senza mezzi termini il direttore sportivo. Prosegue poi parlando del tema delicato dell’utilizzo degli italiani in campionato e le regole per sostenerlo, dove c’è ancora parecchia confusione fra Lega, Federeazione e società: “Solo la Federazione mi sembra avere le idee chiarissime, e si muove in maniera energica, compatta come una falange macedone verso la valorizzazione dei vivai, giocatori indigeni e nazionali; ad oggi è l’unica voce, quindi non è neanche un dibattito. Ogni società ha però esigenze diverse, e trovare un minimo comune denominatore è difficile. Io ho le mie idee, se dovrò tirarle fuori lo farò, a fino a quel momento mi attengo alle regole, non faccio il politico. Un obiettivo che dovrebbero avere tutti gli sport italiani è integrare e reclutare ragazzi stranieri, nati in Italia o arrivati da piccoli, che riempiono le nostre aule scolastiche. Come li considereremo?”. Conclude poi l'intervista, parlando dell’addio di Gigi Terrieri e di quanto sia stato differente dal suo Cantù: “Conosco Terrieri da 40 anni e per uno e mezzo ci ho vissuto insieme. La società è gestita da persone di altissima professionalità, cha hanno agito per riorganizzare l’assetto societario. Per quanto mi riguarda fu diverso, seppur traumatico: ho avuto fortuna di proiettarmi subito in una nuova esperienza. Per lui la Virtus è una cosa unica. Rimane un grande del basket nazionale”.
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