Se la gara contro il Bologna non andrà nel modo sperato, è del tutto probabile che il Chievo decida di esonerare il mister Giuseppe Sannino, ma fondamentalmente la gestione tecnica può fare poco per migliorare il rendimento di una rosa che quest'anno sembra davvero candidata alla retrocessione. La logica della continuità ha senso solo se alimentata dagli investimenti sui giovani e dal ricambio generazionale mentre invece questo Chievo sembra per ora una fotocopia sbiadita della squadra e della società modello di tanti anni di Serie A. Partendo proprio dal portiere Puggioni, promosso titolare dopo la cessione di Sorrentino e lasciato al suo posto in estate. La folta difesa a cinque vede impiegati sugli esterni ancora due tra Dramè, Frey e Sardo con una grave lacuna a sinistra (a meno di non considerare Estigarribia un terzino) mentre invece il pacchetto di centrali conta ancora sugli esperti ma stagionati Cesar e Dainelli con l'innesto di Claiton, giocatore che nel massimo campionato non ha mai avuto spazio prima. Il centrocampo ruota attorno a Rigoni e al discontinuo Hetemaj che hanno come compagno uno tra Radovanovic e Bentivoglio, ovvero due ragazzi che sono scommesse pericolose in ottica salvezza. Il reparto più preoccupante però è l'attacco dove è stato trattenuto sconsideratamente Thereau nonostante le ottime offerte ricevute affiancandogli ancora l'eterna promessa Paloschi e l'ormai usurato Pellissier. Non esistono quindi evidentemente in questo Chievo undici titolari degni della Serie A e, puntando così pesantemente su esordienti, ultraveterani o scarti un'eventuale retrocessione non potrebbe certamente sorprendere.

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