L'ambizione attuale figlia di un Bologna non più una big del calcio da tanti anni, ci sono le eccezioni che confermano la regola - l'Atalanta - ma inserirsi nel calcio di vertice è sempre più complicato

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Ambizione

Si parla molto del concetto di ambizione in relazione alle strategie del Bologna, ma forse vera la domanda è una via di mezzo: fino a dove arriva la poca ambizione del club e dove comincia la visione della realtà delle cose, cioè di uno status di grande club che ha un'ancora nel passato ma non nel presente? Razionalmente è necessario partire da questo nodo ambientale, che molto spesso si divide sulla base del cuore e della ragione. Nel cuore il Bologna è e sarà sempre una big, nella ragione non è esattamente così. Dalla Coppa Italia del 1974 è iniziato un processo di disgregamento di quello status, con tanto anche di prima retrocessione in B e poi in C, fallimenti, presidenti 'puffaroli' e tutto quello che già sappiamo. Non faremmo un favore a paragonare Saputo ad altri presidenti inadempienti, ma si può di certo raffrontare il calcio di tanto tempo fa, quello appunto dove il Bfc era una grande, e quello attuale, completamente diverso. In un'altra epoca le entrate maggioritarie derivavano dal botteghino e dagli sponsor, più ovviamente dai calciatori, mentre ora tutto è in mano a una ripartizione a pioggia dei diritti tv con criteri stabiliti a tavolino e che, in parte, condizionano i risultati dei vari campionati. Benfica e Celtic Glasgow erano grandissimi club negli anni sessanta e potevano permettersi di tenere i giocatori migliori grazie a stadi sempre pieni, mentre ora sono relegati in seconda o terza fascia a discapito delle grandi metropoli che portano anche grandi introiti ai rispettivi club. E il perché lo ha spiegato bene Galliani all'apertura del mercato (spero sia ancora disponibile su Sky).

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