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L'altra partita si gioca sul futuro e va disputata adesso. Non c'è nulla di male se il livello di aspettative si è alzato dopo due anni in Europa e una coppa vinta, perché la società possiede il dirigente giusto per continuare ad alto livello, la solidità finanziaria per stimolare la crescita e un allenatore capace di portare avanti un certo tipo di filosofia. Occorre allora mettersi a un tavolo, guardarsi negli occhi e stabilire obiettivi e priorità. Lavorare di anticipo, ben sapendo che in termini di ricavi l'eventuale Conference non sposterebbe significativamente l'ago della bilancia e il quadro economico, più o meno, è già chiaro. Inevitabile, e logico, che da parte dell'allenatore ci sia la richiesta di un progetto di respiro europeo, consapevole che l'attuale calo andrà immediatamente dimenticato e archiviato per rilanciare anche l'entusiasmo della piazza e soddisfarne le richieste. Aspetto non secondario: evitare che Italiano diventi il capro espiatorio di ogni critica e ogni delusione. Insomma, agire adesso per capire cosa non è andato in una stagione indecifrabile e avviare una rifondazione che appare necessaria e impellente. Il futuro è adesso.

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