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Se da un lato l'ambiente deve reggere in questa fase, per provare a dare al Bologna una ultima spinta, anche a Casteldebole c'è la necessità di tenere la barra dritta. Saltato l'appuntamento mercato, sostanzialmente da salvezza tranquilla, ora serve ritrovare unità d'intenti, obiettivi e ambizione. Il messaggio uscito da gennaio non è stato quello di una campagna acquisti aggressiva e sul campo sono arrivate le prestazioni peggiori, segno che qualcosa si è incrinato e va ricomposto. La società ha fissato nell'Europa l'obiettivo della stagione, qualsiasi essa sia, ma con il trend attuale diventa dura rimanere ottimisti e negarlo non fa il bene del Bologna. Addolcire la situazione, anche da parte dei vari opinionisti, non aiuta e non sprona, soprattutto in una fase dove il decimo posto in classifica lascia presagire un ritorno nei ranghi. Ma si sa, il calcio è strano e quando sembra prendere una direzione poi magicamente va dalla parte opposta, ed è per questo che il mese di febbraio diventa decisivo e spartiacque: o si rinasce o si resta nell'anonimato. Di certo, anche il club ha il compito di dimostrare di tenerci, partendo dai vertici, passando per allenatore e giocatori, per far capire alla piazza che c'è ancora calcio da giocare in questa stagione; il tutto senza inalberarsi troppo di fronte a qualche critica inevitabile dopo sette sconfitte nelle ultime undici di campionato. Il miele è buono, ma a volte può diventare eccessivamente dolce e solo con i fatti, dentro al campo, il Bologna può smentire tutti e invertire la rotta.

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