La difesa non regge l’urto dell’aggressione alta, voluta da mister Italiano. Basta una palla lanciata alta a scavalcare il centrocampo, che la linea difensiva sbanda enormemente. Heggem con Casale o Vitik non è lo stesso difensore attento e sicuro ammirato assieme a Lucumì. Zortea e Miranda sono più adatti a spingere che a difendere. Orsolini, Odgaard, Rowe e Castro, troppo offensivi contro una squadra accorta che sa giocare di rimessa come il Milan. Ne sapeva qualcosa il Como, che fra l’altro, rispetto al Bologna, era pure riuscito a passare in vantaggio. L’emblema di Bologna-Milan, era Como-Milan. Convintissimo che Italiano avesse fatto tesoro studiando i rossoneri proprio contro i lariani. In buona sostanza, il mister ha giocato con il suo stesso credo tattico; aggressione alta ma in questo momento, non c’è la forza per farla al meglio come ad inizio campionato. L’aggressione alta poi, la fai a palla coperta, meglio se con l’avversario che sta indietreggiando, non a palla scoperta e con l’avversario già orientato in avanti. Con questi presupposti, basta una palla alta ben servita da giocatori di qualità come Rabiot, Fofana e Modric, che ti ritrovi un rossonero a tu per tu con Ravaglia. All’ottavo minuto questa prima avvisaglia era stata neutralizzata coraggiosamente da Ravaglia in uscita ma nulla ha potuto sul primo gol e sull’azione che ha portato al rigore.
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