Alla fine Giampiero Ventura è riuscito a salvare il Torino anche con il suo calcio anomalo e con quel 4-2-4 che in pochi hanno il coraggio di sperimentare. Il tecnico ha ruotato numerosi interpreti prima di riuscire ad ottenere i risultati sperati e soprattutto ha dovuto affidarsi ad un gruppo di atleti già ben noti dai tempi di Bari, ma sicuramente i tifosi granata non possono lamentarsi del risultato. Inoltre non si può negare che a tratti il gioco del Torino sia stato anche piuttosto divertente soprattutto quando i quattro giocatori offensivi sono riusciti ad esprimersi al massimo delle loro potenzialità. Il 4-2-4 è infatti un'interessante evoluzione del classico 4-4-2 in cui gli esterni di centrocampo agiscono qualche metro più avanti fornendo costante assistenza alla manovra. In fase d'attacco consentono di pareggiare i conti con la maggior parte delle retroguardie mentre invece nei momenti di non possesso si trasformano nei primi marcatori e con il loro pressing alto cercano di costringere i difensori avversari al lancio lungo che tendenzialmente non è mai una buona scelta. In particolare poi Santana sulla sinistra è più un uomo d'ordine rispetto a Cerci che dalla parte opposta è libero di scatenare la sua fantasia e rapidità gettando nel panico gli avversari. Ventura però non punta solo sulle corsie esterne visto che anche i movimenti delle due punte sono fondamentali alla costruzione del gioco: Bianchi e Barreto (o Jonathas o Meggiorini) infatti effettuano continui movimenti e scambi rapidi per cercare di sbilanciare i centrali della difesa avversaria e creare così superiorità numerica per i compagni. È evidente quindi che il Torino ha assolutamente bisogno che i suoi quattro attaccanti giochino sempre al meglio visto che la diga di centrocampo è formata da soli due uomini (Basha e Gazzi i titolari) che risultano facilmente attaccabili se non ricevono adeguata copertura. I mediani però ogni tanto accompagnano anche alternativamente l'azione offensiva sfruttando il buon tempismo negli inserimenti e l'effetto sorpresa su una difesa già molto impegnata nelle marcature. Naturalmente la retroguardia di Ventura è invece sempre abbastanza bloccata per dare protezione alla porta di Gillet e soltanto D'Ambrosio ha la licenza di attaccare con una certa continuità sulla sinistra. Il Torino però non è da scambiare erroneamente per una squadra dedita costantemente all'attacco perchè anzi cerca spesso di adottare una tattica attendista che consente di stanare gli avversari e colpirli in velocità al primo errore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA