di MATTEO MESSEROTTI
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Cinque giorni per riscrivere il proprio futuro
Bisogna essere onesti: digitare oggi “classifica Serie A” sullo smartphone è un esercizio che fa male. Fa male perché questo stesso Bologna, solo due mesi fa, correva spalla a spalla con le grandi, mentre ora si ritrova nel limbo di metà classifica, decimo a quota 30 punti. Trenta punti che sembrano quasi tatuati sulla pelle dei giocatori: un marchio che non si schioda, un peso che blocca ogni ambizione. Certo, al Dall'Ara in questi mesi è successo di tutto, ma un crollo del genere era onestamente impensabile. Il cammino rossoblù ha subito un’involuzione brutale, mostrando le due facce opposte di una stessa medaglia. Da una parte i mesi di fine estate, fatti di grinta, consapevolezza e un gioco corale che faceva credere a tutti che l’Europa fosse il giardino di casa; dall'altra, con l’arrivo del gelo invernale, la squadra di Italiano si è smarrita. Congelati nelle gambe e confusi nelle idee, i giocatori sono arrivati quasi ad affondarsi da soli, trasformando la favola della scorsa stagione in un incubo da cui è difficile svegliarsi.
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