Qualcuno ci spieghi perché Italiano ha deciso di abbandonare l'allegrismo per tornare all'iranianismo. Non era il momento, non era il luogo. C'era l'occasione di accorciare a meno quattro dall'Atalanta, ma il Bologna l'ha buttata via come peggio non avrebbe potuto, con i soliti difetti, quelli che sembravano sepolti dalla nuova versione più accorta per coprire le mancanze difensive che tanto avevano fatto male in inverno. Invece no, perché i demoni tornano sempre, come nei film, e la decisione del mister di tornare ai quattro attaccanti è stata la più deleteria possibile. La squadra è tornata a concedere praterie e ripartenze, soffrendo fisicità e velocità, con l'avversario che sembrava un Frecciarossa al cospetto di un regionale, e puntualmente il risultato è stato di quelli vecchio stampo. La vittoria con l'Udinese aveva fatto dimenticare il tassametro, ma siamo a sette sconfitte nelle ultime nove in casa in campionato. Un disastro. Questa più di altre, perché c'era solo da fare il proprio dovere e ringraziare l'Udinese per il risultato di ieri: il meno quattro avrebbe dato alla piazza uno scenario per cui lottare, invece dopo la doppia sfida contro la Roma sostanzialmente si rischia di giocare di niente fino a maggio.
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Vecchio Bologna, vecchi difetti. Il Bologna dice addio all’Europa, e il ciclo di Italiano…
Il Bologna si perde in un bicchier d'acqua con il Verona e dice addio ai sogni. Ma anche la Roma, ora, appare un ostacolo insormontabile. La fine del ciclo si avvicina?

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