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Inevitabile, allora, prepararsi anche una stagione senza Europa. L'ipotesi è concreta, forse la più probabile a meno di un miracolo, e questo varierà di molto giudizi e opinioni su una annata indecifrabile sotto tanti aspetti. Sicuramente, le nostre settimane appariranno più lunghe e vuote senza partite ogni tre giorni, ma se proprio il Bologna dovesse rimanere fuori dalle coppe almeno avrebbe il dovere di intraprendere una strategia consona per tornarci. Rispetto a ciò che è mancato in questi due anni, dove si è cercato di fare investimenti di un certo tipo su giocatori fatti e finiti, il Bologna potrebbe tornare a lavorare sui giovani, con strategie di mercato più simili a quelle 2022 e 2023 che tanti dividendi, in campo e fuori, hanno prodotto. Non stiamo dicendo che sia meglio rimanere fuori dall'Europa, ma la possibilità di giocare una volta a settimana, partendo in sordina, fornirebbe al club l'occasione di lavorare di nuovo sui talenti futuribili, laddove meglio si è espresso negli anni passati. In fin dei conti, a mancare sono stati gli acquisti in teoria 'pronti', come i vari Karlsson, Dallinga, Casale, Erlic, Immobile ecc, mentre Sartori e Di Vaio sui profili alla Calafiori, Ndoye, Beukema, Lucumi, Zirkzee hanno sempre saputo lavorare bene. Se il Bologna avrà imparato la lezione potrà tornare protagonista, anche senza coppe.

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