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Sprofondo rossoblù, ora gli alibi stanno finendo

Manuel Minguzzi
Manuel Minguzzi Caporedattore 

La situazione è grave, ma non seria, ricordando Ennio Flaiano, che ogni tanto ci riporta alla mente come non si possa prendere sempre tutto alla leggera. I 'risaliremo' e i 'ritorneremo' sono solo elementi di speranza, perché la realtà dice altro a meno che, a partire da sabato, non sia il Bologna stesso a fornire un sussulto, uno squillo per il ritorno sulla vecchia via: i segnali, per ora, sono pessimi e stanno arrivando da troppo tempo a questa parte. Quello che sembrava un passo falso, ovvero la sconfitta contro la Cremonese, dopo un mese abbondante è diventato di più, cioè una crisi profonda e dura da affrontare per risultati e prestazioni. In sintesi, la classica palla di neve che rotolando diventa prima slavina e poi vera e propria valanga. A peggiorare le cose il fatto che, dopo San Siro, era lecito attendersi una reazione da parte del Bologna, un moto di orgoglio, un sussulto degno del nome che porta la squadra vincitrice della Coppa Italia, invece è andata pure peggio, visto che ora a repentaglio c'è anche il settimo posto, alla faccia della parola 'Scudetto' pronunciata inopinatamente a novembre. Quelle davanti sono definitivamente scappate, quelle dietro poco alla volta sorpassano e in campo c'è una squadra senza capo né coda, senza mordente, senza attenzione, senza percezione del pericolo. Sembra sia crollato tutto il castello costruito in autunno.