Il caso Acquafresca: un esempio di pessima gestione

Il caso Acquafresca: un esempio di pessima gestione

Non siete ancora convinti che nelle ultime sessioni di mercato il Bologna si sia mosso con la grazia di un elefante bendato? Ripercorriamo la storia in rossoblu di Robert Acquafresca e dopo anche i più benevoli faranno fatica a non esserne persuasi. Stiamo parlando di un ragazzo di 25 anni nel pieno della sua carriera che ha giocato in tutte le Nazionali giovanili e che fino a pochi anni fa era considerato una delle più belle speranze del calcio italiano. L’esordio da titolare in Serie A a Cagliari è assolutamente convincente con 24 reti in due stagioni ma da quel momento Acquafresca si perde in prestiti e ritorni sempre senza successo. Nell’estate del 2011 il Bologna fiuta l’occasione e si aggiudica in prestito dal Genoa questo attaccante con l’intenzione di farlo crescere al fianco del capitano Marco Di Vaio e magari trovare in lui il sostituto naturale del bomber ormai a fine carriera. Sembra l’ormai classica storia destinata al lieto fine del giocatore smarrito che ritrova la sua identità in rossoblu, ma il destino questa volta è meno clemente che in passato. La stagione passa collezionando parecchie presenze ma quasi mai da vero protagonista nonostante il declino di Di Vaio, ma i suoi cinque gol alla fine hanno un peso specifico notevole per la salvezza dei rossoblu. L’estate scorsa arriva uno snodo fondamentale: il capitano sceglie di proseguire la carriera in Canada lasciando vacante il ruolo di leader dell’attacco felsineo. Il Bologna a quel punto investe 2,5 milioni di euro nel riscatto di metà del cartellino di Acquafresca che accoglie con gioia la fiducia del club sentendosi finalmente pronto ad affermarsi. “Finalmente sono un giocatore di proprietà del club in cui gioco. Ne avevamo parlato tanto e io sinceramente ci speravo. Sono contento che il Bologna abbia creduto in me” dichiara a inizio luglio. In estate maturano però i primi dubbi sulla tenuta del nuovo attacco ed il muro di fiducia crolla all’ultimo giorno di mercato quando il club felsineo raggiunge l’accordo con il Genoa (comproprietario di Acquafresca) per il prestito di Gilardino. Si tratta di un altro investimento da 1,5 milioni di euro a cui vanno sommati altri 1,2 di ingaggio annuo per il bomber biellese: in totale fanno più di 5,5 milioni di euro spesi in due mesi per due attaccanti simili se non uguali. A quel punto Acquafresca vede crollare le sue possibilità di giocare e finisce settimana dopo settimana sempre più fuori dalle rotazioni di Pioli collezionando anche una sfortunata serie di infortuni. Oggi il Bologna è pronto a liberarsi di lui mandandolo in prestito gratuito per sei mesi in una delle tante squadre che lo stanno seguendo partecipando addirittura al pagamento di parte dell’ingaggio (850mila euro all’anno). Ora se qualcuno ha ancora voglia di parlare con ottimismo di programmazione si faccia avanti e risponda ad una semplice domanda: se a Gilardino venisse l’influenza, il Bologna da febbraio dovrebbe mandare in campo Paponi?

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