Al triplice fischio finale dell’arbitro Damato, di fatto apprezzato solo dal Napoli, scendevano fitti Bianchi di nebbia sotto la curva S. Luca, occupata dai diecimila tifosi partenopei.
Maxi-Bianchi, du gol is Benitez che uan
Vittoria a portata di mano sfuggita durante i titoli di coda di un qualsiasi film de laurentisiano, che timbrano l’immaturità della squadra di Benitez per la lotta al vertice.
Di contro, il vecchio-nuovo Bologna di Ballardini, modulato sul 5-3-1-1 coi laterali chiamati a fare il doppio lavoro nella fase difesa-attacco, chiude ogni varco e riparte tutte le volte che puo’, come nell’azione del vantaggio sull’asse Diamanti-Bianchi.
Il Bologna ha fornito una prova con gli attributi, farcita di sacrificio, cuore e impegno con quella dose di avvedutezza tattica valore aggiunto, fatta eccezione per il greco Kone, in perenne ricerca della posizione, ancorché ingenuo e nervosamente falloso come nel rigore del pari.
Il rimasterizzato Bianchi, ha rilucidato i suoi file d’attacco dimostrando di saperli ancora allegare alla rete avversaria, se sollecitato coi palloni giusti scaricati coi giri contati.
Sul mercato si dovrà per forza di cose migliorare le geometrie e la qualità del centrocampo con un regista, vista la precarietà di un reparto troppo legato alla disponibilità di un Perez troppo spesso part-time.
Si fa il nome di Rigoni per la duttilità offensiva, mentre sembra vana la ricerca di un’ala in grado di dispensare cross, pane quotidiano per Bianchi in area di rigore.
La sua doppietta pare aver allontanato il fantasma di Giardino, che tale non sarebbe agl’occhi dell’amico Diamanti e dei tifosi rossoblu, in una trattativa oltremodo complicata.
Dietro dimostra di aver pienamente recuperato il prezioso Cherubin, neo-collante preciso ed attento.
La prossima prova a Genova in casa Samp degli ex Mihajlovic, Costa e Gabbiadini, oltre al match in casa con l’Udinese di Guidolin, (sabato o domenica), diranno se la banda di Ballardini è nuovamente agganciata al treno-salvezza sui binari della compattezza e della continuità.
Chiusura dedicata ai cori allegretti ma non troppo sulle note di “Caruso” di Lucio Dalla.
Da che mondo è mondo, e da che curva è curva, gli sfottò c’erano, ci sono e ci saranno sempre, etici o non etici, bisbetici o non bisbetici. L’origine del coro becero è invece analizzabile con aneddoti di vita vissuta nella prosaicità della curva popolare. Forse non tutti sanno che diverse tifoserie ospiti vengono accolte nella terra di “li’ dove il mare luccica” con liquidi ed escrementi di basso livello umano corporale, attraverso la teoria dei vasi comunicanti da un settore all’altro dello stadio.
E’ fin troppo ipocrita parlare di discriminazione razziale in casi come questo, che andrebbero incasellati nell’area di discriminazione organica, sprigionando l’effetto contrario di accanimento terapeutico anti-partenopeo.
Se l’invocatissima “legge sugli stadi” avesse finalmente effetti immediati con un’opera di copertura, rimodernizzazione e piu’ agevole fruizione priva di inutili tessere pro-bancarie, chissà che le nostre arene non diventino un tantino meno amene anche per i fedelissimi peccatori che vi predicano…
Amen
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