Quando Franco Zuculini è arrivato quest’estate, tutti lo davano come perno fondamentale del centrocampo rossoblù. Poi l’infortunio e il rosso di Perugia, sintomi di qualcosa che chiaramente non andava. L’argentino, però, non è certo uno che molla il colpo, e contro l’Entella ha disputato una ripresa sontuosa mostrando a tutti le sue potenzialità: ha risposto presente, e lo ha fatto davanti a un pubblico che più volte ha caricato. Ma tutto questo è oggi, e per arrivare sin qui la strada è stata lunga: “Ho cominciato nel Club Atletico Independiente di Escobar assieme a mio fratello, ma la nostra vera carriera nel calcio è iniziata col trasferimento al Racing Club. Ci portava sempre mio padre Marcello – racconta – facendo anche quattro ore di macchina quando c’era traffico: ci ha sempre sostenuto e consigliato con il cuore”. Il rapporto col fratello Bruno, oggi al Valencia, è tuttora molto stretto: “Ha tre anni meno di me, ci sentiamo sempre. Quando posso gli dico gli errori che ho commesso affinché lui possa evitarli”. Franco in Europa ci è approdato presto, terminando il suo primo ciclo nel Vecchio Continente con l’avventura al Saragozza che è stata più che altro una disavventura: “Quando mi sono infortunato mi hanno abbandonato da un giorno all’altro, è stato peggio quello della rottura del crociato. Sono rimasto un anno a casa della mia famiglia senza allenarmi bene, perché bastava che corressi mezz’ora e mi faceva male il ginocchio”. Quella di Bologna, quindi, è molto più di una chance prestigiosa: “È un nuovo inizio, poiché sono un calciatore diverso: sono cambiato nel fisico e nella mentalità. Ora – spiega – sono più professionale, e questo fa sì che mi trovi bene col fisico e con la testa”.
Zuculini: "A Latina coi Doors nella testa"
Durante il periodo buio dell’infortunio, per distrarsi si è buttato sul mondo della musica: “Ho iniziato a studiare pianoforte per tenere la testa da un’altra parte. Qua a Bologna è stata la prima cosa che ho acquistato, adoro il blues e adesso sto imparando a suonare il tango, anche se non lo ballo. Mi piace anche disegnare – rivela – da piccolo disegnavo Dragon Ball mentre ora mi dedico ai paesaggi”. Anche se non è praticante, crede in Dio e anche questo lo ha aiutato: “Penso che Dio esista, lui guarda tutto è ti dà una risposta”.
Passando al calcio, domenica si andrà a Latina con tante assenze: “Sarà una guerra, dovremo stare concentrati per tutta la partita come sabato scorso. È vero, mancheranno dei giocatori, ma dietro c’è una squadra intera, ci sono dei giocatori che si allenano bene e hanno disputato un ottimo ritiro: sono pronti”. Lui ci sarà, dal primo minuto, e prima di scendere in campo farà la cosa che fa ogni volta per caricarsi: “Mi ascolterò Roadhouse Blues dei Doors”.
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