Niente da fare anche stavolta, dopo tre vittorie consecutive si ferma la marcia rossoblù al cospetto dei campioni d’Italia. Prosegue il digiuno di vittorie contro la vecchia signora al Dall'Ara che dura da quindici anni, sotto il profilo del gioco si può parlare di vittoria meritata, meno quando si vanno a toccare le corde del rispetto e dell’eleganza che sembrano aver abbandonato la Juve (il suo allenatore) da un bel po’.
La partita. Parte bene il Bologna che pressa alto e prova a tenere ritmi indiavolati. Chiellini dopo due minuti rischia entrando col gomito alto su Kone in area di rigore, soprattutto perché l’intervento è sull’uomo con totale disinteresse per il pallone. Al 6’ Taider lancia di prima intenzione Gilardino sul filo del fuorigioco, uscita kamikaze di Buffon che però riesce a colpire il pallone, sulla ribattuta Diamanti trova il fondoschiena (in tutti i sensi) ancora di Chiellini. Alla distanza però esce la Juve con la sua maggior tecnica e appena i quattro giocatori avanzati rossoblù calano di intensità. C’è ancora tempo però per quattro falli in venti minuti di Peluso sanzionato col giallo solo al quarto. Al minuto diciassette Giovinco si libera bene in area ma calcia debolmente tra le braccia di Curci. Continua la pressione juventina che costringe i rossoblù a buttare via il pallone rendendo impossibile ogni rifornimento per le punte. Al trentacinquesimo è Padoin ad andare in percussione sulla destra, cross al centro su cui Antonsson sventa in anticipo impedendo a Vucinic il tap in. Il Bologna è in difficoltà e fatica a tenere a bada l’avanzata bianconera. Di certo gli uomini di Pioli non hanno lesinato energie però prima del thè è ancora la Juve a sfiorare il vantaggio in contropiede, ma il sinistro di Vidal finisce in curva sprecando una bella giocata di ancora Vucinic. Da notare un altro gomito alto di Pirlo ai danni di Diamanti. Si va al riposo sullo zero a zero con l’impressione che la Juve ne abbia di più e che per il Bologna sarà un secondo tempo di sacrificio.
Vucinic-Marchisio. La Juve passa a Bologna
Nella ripresa lo spartito non cambia, anzi la Juve diventa ancora più incisiva rispetto alla prima frazione. Dopo un minuto Giovinco spreca da buonissima posizione a Curci battuto. Il Bologna prova la reazione e va in goal con Gilardino di testa, peccato sia fuorigioco. Al minuto cinquantatre miracolo di Curci su un tiro a botta sicura di Giovinco, il Bologna soffre e il goal è nell’aria. Pioli decide così di cambiare modulo e passare alla difesa a tre inserendo Naldo. Sei minuti più tardi Perez perde un bruttissimo pallone sulla trequarti, Marchisio serve Vucinic in verticale, Naldo non ha puntato la sveglia e si fa raggirare e per il montenegrino è gioco facile battere Curci. L’uruguagio è in netta difficoltà e rischia il rosso dopo un brutto intervento su Peluso. Il Bologna non molla e prova a reagire con un colpo di testa in corsa di Taider salvato per caso da Bonucci, bisogna dire che la fortuna non assiste gli uomini di Pioli. Infatti al minuto settantatre un rinvio di destro di Chiellini, del tutto casuale, diventa l’inizio dell’azione che porta al secondo goal su cui Naldo si ripete nella dormita facendosi prendere in mezzo da una triangolazione che porta Marchisio a due passi dalla porta. Da lì non sbaglia, zero a due e partita che finisce sostanzialmente qui. Pioli butta dentro Moscardelli (uno dei pochi a creare qualcosa) ma a parte qualche guizzo non succede più nulla. Anche perché ci vorrebbe un mezzo miracolo e forse il Bologna li ha già esauriti con queste tre vittorie consecutive. Lo diciamo senza troppi giri di parole: vittoria bianconera meritata. Detto questo però crediamo sia giunta l’ora di smettere di parlare del famoso stile Juve, non esiste più, la dimostrazione è di Conte che tra baci e sorrisini alle telecamere decide di aizzare il pubblico del Dall’Ara esultando braccia al cielo verso tutto lo stadio. L’esultanza con i tuoi tifosi ci sta, ma non verso quelli che tifano per l’altra squadra. Nello sport esistono regole non scritte che vanno rispettate, soprattutto per una questione di eleganza: bisogna saper perdere, ma a volte è anche più difficile saper vincere.
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