Era la serata che tutti i tifosi rossoblù aspettavano, vedere Alessandro Diamanti titolare nella nazionale di Prandelli. Il trequartista del Bologna ha così avuto la sua occasione contro il Brasile, venendo schierato dietro l’unica punta Balotelli e supportato fra le linee dal dinamismo di Candreva e Marchisio. Rispetto al suo ruolo nel Bologna, Diamanti viene utilizzato come trequartista centrale mentre con i rossoblù Alino parte dalla destra per accentrarsi col pallone e mettere in moto l’attacco. L’Italia parte contratta e il Brasile spadroneggia in lungo e in largo al punto che gli azzurri faticano ad arrivare oltre la propria metà campo, ne consegue che i tre giocatori della trequarti, fra cui Diamanti, vengono tagliati fuori dalle azioni offensive e si devono sacrificare in ripiegamento. Nel primo tempo, finito 1-0 per i Carioca causa gol di Dante in pieno recupero, la fantasia di Diamanti rimane imbrigliata visti i pochissimi palloni giocati dagli azzurri in costruzione di gioco. Nella ripresa Prandelli rinforza la mediana e lascia 2 giocatori a supporto di Balotelli, Diamanti e il neo entrato Giaccherini che segnerà il momentaneo pareggio, subito vanificato dal gol di Neymar su punizione che sorprende un Buffon a dir poco colpevole. L’Italia ci mette coraggio e prova a crescere ma nonostante la buona lena e la forza di volontà, costruisce poco e male e Diamanti continua ad avere pochi palloni a disposizione per provare ad accendere la luce e il suo estro si limita a qualche apertura sulle fasce o qualche passaggio verticale. La partita è vivace, riserva tanti gol ma mette in luce i limiti di un’Italia difensivamente carente e generalmente sulle gambe. Diamanti saluta la compagnia dopo 72’ per far spazio ad El Shaarawy. Senza dubbio Diamanti non ha brillato nel 4-2 finale, come tutta l’Italia d’altro canto. Di certo non ha ricevuto molti palloni giocabili e nel primo tempo ha ricoperto un ruolo diverso da quello solito, ma è sembrato avulso dal gioco di squadra quando invece ci si aspettava un maggior coinvolgimento. La sua fantasia è stata dunque limitata per meriti del Brasile e per demeriti italiani, ma dal punto di vista della grinta e dell’impegno è stato come sempre generoso. Forse per far rendere Diamanti come ci si aspetta è necessario schierarlo più esterno perché è nelle sue corde partire da un lato e da una posizione più arretrata, per poi arrivare a tre quarti campo palla al piede: Alino è quel giocatore che necessita di spazi e briglie sciolte per scrutare il campo e suggerire palloni, come succede per l’appunto nel 4-2-3-1 di Pioli nel Bologna. In conclusione, se utilizzato in questa maniera, aumenterebbero le possibilità che un centravanti come Balotelli possa beneficiare degli assist che Diamanti gli potrebbe servire.
Poco Diamanti, ma ci si può lavorare
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