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Natali questa mattina all'Itis per parlare di razzismo

Luca Lollini


Questa mattina, all’istituto tecnico industriale Belluzzi di Bologna, si è tenuta un’interessante assemblea sul tema del razzismo. L’incontro prendeva spunto dal libro su Arpad Weisz Dallo Scudetto ad Auschwitz del giornalista Matteo Marani, ed erano presenti alcuni esponenti delle istituzioni e dello sport locali. In rappresentanza del Bologna Calcio hanno partecipato il responsabile dell’area comunicazione, Carlo Caliceti, e Cesare Natali, il quale ha detto qualche parola sulle sue condizioni attuali: “Ormai sono quasi pronto, finalmente vedo la luce in fondo al tunnel. È da un paio di settimane che mi alleno con il gruppo e, se non ci saranno intoppi, conto di essere disponibile per la partita contro il Torino del 6 aprile. È stato un lungo periodo di apnea, è la prima volta che subisco un stop così lungo: ringrazio tutto lo staff medico che mi ha aiutato a ritrovare la condizione”. Una considerazione, infine, sulla squadra: “Quando mi sono infortunato non avevamo ancora trovato la nostra identità, mentre ultimamente ho visto un buon Bologna. Secondo me ha ancora dei margini di miglioramento”.

Una volta presa la parola davanti agli studenti presenti nell’Aula Magna dell’istituto, invece, il difensore del Bologna ha detto la sua sulla spinosa questione del razzismo nel calcio: “Il calcio è un po’ lo specchio della società in questo senso. Io sono un professionista da quindici anni, e quando ho iniziato c’era meno attenzione su questo tema: devo dire che negli ultimi tempi c’è stata una forte campagna di sensibilizzazione. L’evoluzione passa per l’integrazione e la tolleranza, e il calcio può amplificare questi messaggi; l’integrazione, però, deve partire fin dalle scuole: culture diverse servono per avere un arricchimento reciproco”.

Dopo Natali è intervenuto Caliceti, che ha evidenziato l’attenzione del Bologna Calcio verso i giovani: “Le squadre di calcio hanno una forte responsabilità verso i giovani: soprattutto i calciatori hanno un grande seguito di pubblico, e per questo motivo dovrebbero essere da esempio. Da due anni il Bologna ha intrapreso un progetto che ogni settimana porta un giocatore in una scuola primaria, proprio perché vogliamo che i ragazzini possano conoscere i nostri calciatori al di là di quello che leggono sui giornali; vogliamo capiscano che per arrivare a un certo livello il talento non basta, bisogna coltivarlo quotidianamente”.