Ieri l'Udinese ha salutato Fabrizio Larini, direttore sportivo degli ultimi tre anni che è giunto alla fine di un ciclo straordinario e che ora si metterà alla ricerca di nuove sfide. Evidentemente i meriti del successo di un modello di calcio come quello friulano non sono ascrivibili soltanto al pur bravo dirigente parmigiano visto che la disponibilità economica del proprietario Giampaolo Pozzo ha permesso di costruire una rete capillare di osservatori sparsi per tutto il pianeta alla costante ricerca di giovani talenti. L'Udinese ogni anno acquista decine di calciatori promettenti ma riesce anche a gestirne la crescita mandandoli in prestito nelle realtà più appropriate o coltivandoli in casa fino al momento della fioritura. Negli ultimi tre anni il club friulano ha saputo aggiudicarsi a prezzi assolutamente interessanti ragazzi destinati ad un grande futuro come Muriel, Armero, Benatia, Brkic e Pereyra e la gestione di questo patrimonio da parte di Larini è stata davvero perfetta. Il Bologna ormai da anni invece convive stagione dopo stagione con la necessità di comprare talenti al prezzo più basso e con la zavorra di contratti pesanti ormai evidentemente inutili. Si tratta di problemi con radici antiche che però la recente gestione tecnica di Roberto Zanzi non ha contribuito a risolvere visto che la rosa conta sempre una trentina di elementi e il monte ingaggi continua a crescere nonostante cessioni importanti. Non va però condannato il dirigente romagnolo che è un professionista ancora stimato in ogni piazza in cui ha lavorato ma che ha sempre avuto ruoli diversi da quello specifico di uomo del mercato. Anche nel Bologna il suo compito almeno all'inizio era quello di supervisore gestionale ma in seguito all'uscita di scena di vari colleghi di fatto a Zanzi sono state conferite tutte le cariche con il discutibile risultato di costringerlo a fare un lavoro diverso da quello per cui è più portato. In una squadra professionistica è impossibile pensare ad un futuro senza un direttore sportivo di ruolo che si occupi a tempo pieno di gestire gli osservatori ufficiali e non, trattare con agenti più o meno famelici e dialogare continuamente con l'allenatore. Carmine Longo e Salvatore Bagni sembravano gli uomini giusti per il Bologna ma sono stati allontanati e mai sostituiti e oggi il piccolo patrimonio di giovani talenti da valorizzare e (purtroppo) rivendere si sta esaurendo. Allora visto che da oggi Fabrizio Larini sarà disoccupato non potrebbe essere una bella idea provare a sondare il terreno per portarlo a Bologna? Questo nome però non è l'unico di una lista che il presidente Guaraldi dovrebbe leggere con attenzione e che potrebbe offrire alla sua attenzione anche altri esperti che negli ultimi anni si sono rivelati risorse preziose per le squadre in cui hanno lavorato. È il caso ad esempio di Pantaleo Corvino, svincolatosi un anno fa dalla Fiorentina, e Pietro Lo Monaco, ormai libero da sei mesi dai suoi impegni con il Palermo. Le alternative quindi ci sono: basta solo volerle vedere.
Larini si libera: non serve un direttore sportivo?
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