“Sono ancora vivo” esclama Robert Acquafresca mettendo piede in sala stampa dopo tanto tempo. È lui il primo a scherzarci su, dopo oltre due anni a Bologna in cui ha giocato pochissimo e segnato ancora meno. La spiegazione è molto semplice: “Non rientravo nelle rotazioni di Pioli, ma mi sono sempre allenato con professionalità senza mai dare fastidio perché la squadra viene prima di tutto”. La squadra, nel senso dei compagni, lo ha sostenuto con costanza, ritenendolo un membro importante del gruppo: “È grazie a loro se mi sento parte del progetto, hanno sempre avuto fiducia in me e li ringrazio. Faccio il mestiere più bello del mondo – osserva – mi alleno sempre col sorriso”.
Il ritorno di Acquafresca: "Sono vivo e voglio spaccare il mondo"
Il primo anno a Bologna è stato il migliore, anche se, ovviamente, il ruolo di Acquafresca fu condizionato molto da quello dominante di Marco Di Vaio: “Giocai poco ma comunque riuscii a segnare cinque gol, di cui l’ultimo per vincere contro il Novara il quattro marzo del duemiladodici, nella partita dedicata a Lucio Dalla. L’anno scorso – prosegue – andai al Levante a gennaio: giocai dieci partite segnando tre gol, e me ne annullarono anche tre regolari. In questi anni qui le cose non sono andate come mi aspettassi, ma adesso a Bologna me la gioco”. Fondamentale in tal senso l’arrivo di Davide Ballardini: “A gennaio sono stato vicino a Livorno e Udinese, ma il cambio di allenatore mi ha convinto a restare. Con lui a Cagliari abbiamo fatto una stagione incredibile – ricorda – ma sono consapevole che il posto da titolare vada guadagnato: devo farmi il mazzo per meritarmelo”. In lui, si sente bene, c’è una gran voglia di spaccare il mondo: “Sono pieno di spirito di rivincita, ho perso due anni e voglio recuperarli in fretta”.
Un atteggiamento che adesso, al Bologna, fa molto comodo, soprattutto se viene da un attaccante. Il problema principale dei rossoblù infatti è il reparto offensivo, e il recupero di Acquafresca (comunque quaranta reti in Serie A) potrebbe essere una svolta: “Il momento è quello che è, dobbiamo dare tutto sapendo che è una lotta. Io sono sempre a disposizione, spero di giocare e fare gol, ma se vinciamo e io non segno non importa. La speranza – afferma – è la salvezza, e bisogna scendere in campo con il coltello tra i denti”. Domenica scorsa è entrato bene in partita, andando vicino al gol con un colpo di testa: “Volevo spaccare tutto. Ma anche quando ero con Pioli entravo così, mi spiace si sia visto poco”. Ultimamente il Bologna ha giocato con due punte, oppure con una punta e il trequartista, ma su quali accoppiamenti preferisca non si sbilancia: “Ho caratteristiche diverse da tutti i miei compagni di reparto. E poi, pur di giocare, farei di tutto”. Compagni di reparto che, come sappiamo bene, hanno totalizzato complessivamente sette gol in tutta la stagione: “È tosta ma basta poco, anche solo un pizzico di fortuna”.
La prossima giornata il Bologna andrà a Livorno, seconda sfida di un mese cruciale: “Portare a casa i tre punti sarebbe stupendo, speriamo”. Servirà però una partita diversa rispetto a quella vista contro il Sassuolo: “Giocare per la salvezza non è facile, e in quelle gare inconsciamente si è sempre un po’ contratti. Dopo un primo tempo non buono siamo comunque migliorati”. La fortuna è che, per ora, la classifica continua a dire che il Bologna è fuori dalla zona retrocessione: “E spero che non cambi. C’è sempre una squadra che si mette a correre a questo punto, magari saremo noi”.
Un ragazzo sereno e soprattutto convinto: che sia arrivato finalmente il suo momento? Per la squadra di Ballardini, di certo, sarebbe una gran notizia.
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