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Il Bologna vale solo in Serie A

Redazione TuttoBolognaWeb


Quante volte abbiamo sentito qualcuno al bar dire che se fosse per lui non spenderebbe mai dei soldi per comprare un Bologna in difficoltà economiche preferendo aspettare di raccoglierlo al momento del fallimento? Al massimo forse c'è chi ribatte che bisognerebbe tirare la corda fino al limite e costringere chi lo possiede oggi a cedere il passo senza avanzare pretese. È l'ormai nota e abusata immagine dell'uomo che aspetta sulla riva del fiume di veder passare i cadaveri dei suoi nemici. Peccato che ragionandoci meglio questa tattica possa rivelarsi fallimentare non solo per i tifosi ma forse addirittura per un possibile acquirente. Ammesso infatti che possa importare poco della sofferenza di una città che non merita il disonore di un'altra retrocessione, resta il fatto che acquistare una squadra in totale disarmo sia oggi un pessimo investimento. In caso di grave difficoltà finanziaria infatti l'inevitabile conseguenza sul campo sarebbe la caduta in Serie B, ma a nessun imprenditore con un minimo di fiuto per gli affari potrebbe mai convenire aspettare questo tragico evento. Innanzitutto perchè verrebbe a mancare l'introito principale ovvero quello derivante da Sky che oggi con i suoi investimenti riesce a tenere in vita tutte le squadre della nostra Serie A. Dai campioni d'Italia in giù, tutti utilizzano il denaro incassato dalla vendita dei diritti televisivi per sostenere le spese vive della stagione ovvero stipendi, contributi, affitti di stadi o centri tecnici, viaggi, manutenzione e tanto altro. Il Bologna ad esempio nell'ultima stagione ha visto aumentare la sua quota fino a 36 milioni di euro e in caso di retrocessione toccherebbe al presidente immettere gran parte di questa somma nelle casse del club. Sempre ipotizzando l'arrivo di un nuovo proprietario che aspetti una retrocessione per acquistare il pacchetto di maggioranza, dobbiamo inserire tra le voci sicure di spesa tutti i milioni di euro necessari a rifondare completamente il parco giocatori. Perchè già oggi il Bologna ha pochissimi calciatori di proprietà, ma in caso di Serie B è evidente che il livello qualitativo dell'organico sarebbe ancora più basso e allora per provare a risalire servirebbero investimenti importanti in fase di mercato. Nel campionato cadetto però difficilmente si vince con i giovani e allora bisogna puntare su calciatori esperti magari provenienti dalla categoria superiore che però chiedono sempre ingaggi alti per scendere di livello. Tale operazione quindi porterebbe immediatamente la necessità di un aumento di capitale per coprire un monte ingaggi elevato che anche in caso di immediato ritorno in Serie A crescerebbe ulteriormente visto che gli eroi ultratrentenni della promozione quasi certamente non avrebbero mercato e i loro contratti sarebbero destinati a gravare sulle casse rossoblu fino alla loro naturale estinzione. Bastano queste poche righe per dimostrare che nessun imprenditore può aver interesse nel far retrocedere il Bologna per poi arrivare sul suo cavallo bianco spacciandosi per salvatore della patria. Non importa il nome del possibile acquirente perchè chiunque esso sia in realtà dovrebbe sedersi ad un tavolo con il presidente Guaraldi e trattare avendo in mano buonsenso e responsabilità ancora prima che il blocchetto degli assegni.