Tutto Bologna Web Primo Piano Cristaldo: "Ho spinto per venire al Bologna"

Cristaldo: "Ho spinto per venire al Bologna"

Luca Lollini

È l’ultimo acquisto del mercato estivo del Bologna Jonathan Cristaldo, attaccante argentino arrivato dalla squadra ucraina del Metalist. Un nome, il suo, uscito solamente negli ultimi giorni di trattative, ma che già da tempo era sui taccuini della società rossoblù e non solo: la concorrenza per ingaggiarlo, infatti, era molto forte, ma il volere del giocatore è stato determinante: “Lo sforzo che ha fatto la società per prendermi è stato decisivo – esordisce Cristaldo – ha dimostrato di volermi veramente. Conoscevo già la storia del Bologna, anche grazie ai videogiochi, e so che molti giocatori importanti sono passati di qua. Poi – prosegue – José Sosa e il papu Gomez (rispettivamente ex Napoli ed ex Catania, ora entrambi al Metalist nda) mi hanno parlato molto bene della città”. A quanto si dice si è addirittura ridotto l’ingaggio pur di approdare sotto le Due Torri: “Non mi piace parlare di cifre. Dico solo che quando ho saputo che una squadra come il Bologna si era interessata a me, non è stato un problema ridurmi lo stipendio”. Secondo Polenta, Cristaldo potrà dare una maggiore varietà all’attacco rossoblù, e indirettamente lo conferma lo stesso giocatore: “Nel Velez ero una seconda punta, mentre nel Metalist giocavo come prima punta: posso svolgere entrambi i ruoli. Anche Maradona – afferma – quando mi ha convocato in Nazionale maggiore ha detto di me che posso dare molte opzioni all’attacco di una squadra”. Pioli probabilmente lo impiegherà come spalla di Bianchi, che insieme a Diamanti e Perez era uno dei giocatori che il neo arrivato conosceva già: “Rolando è la prima punta e un giocatore di prestigio, ma la squadra ha tanti giocatori di qualità. Deciderà il mister dove farmi giocare”. È un destro naturale, Cristaldo, ma anche il suo sinistro non scherza affatto: “Quand’ero piccolo mio padre mi diceva sempre che era importante calciare con entrambi i piedi – ricorda con affetto – e soprattutto fare gol, in qualunque modo”. Un padre che, così come la madre, significa ancora molto per lui, tanto da essersi tatuato i loro nomi sui polsi. Mentre per il soprannome c’è lo zampino del nonno: “Quand’ero piccolo mi chiamava churrasco (piatto di carne tipico del Sudamerica nda), ma a me non piaceva, soprattutto me ne vergognavo con le ragazze. Allora – osserva – l’ho fatto abbreviare in churry”. Molto religioso, è orgoglioso di quello che Papa Francesco sta portando nel mondo cattolico. Nel mondo del calcio, invece, i suoi idoli sono due: “Ronaldo, nonostante sia brasiliano: anche a me piace inserirmi molto negli spazi. Poi Batistuta, un argentino come me”. È arrivato al Bologna con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a cinque milioni, e questo riscatto finisce anche tra i suoi obiettivi personali: “Voglio fare un buona stagione, in modo che a fine campionato il Bologna mi compri. Un altro traguardo – continua – è quello di segnare a una squadra importante della Serie A: ce ne sono tante, mi piacerebbe davvero”. Quando segnerà lo farà col numero novantanove sulle spalle, un numero scelto per esclusione ma non solo: “Il nove e il ventuno erano occupati, così ho scelto questo. Mi sono detto che nove più nove, diciotto, potrebbe essere il numero di gol che farò quest’anno. Ma poi – ride – ho pensato che sia meglio stare calmi”. Ambizioso, il ragazzo.