Sappiamo tutti dal momento in cui ci ha salutati nel cuore di un Dall'Ara commosso che quello sarebbe stato solo un arrivederci per Marco Di Vaio. Quell'attaccante arrivato nell'incertezza generale e rinato a suon di gol si è costruito un posto speciale nella storia del Bologna e nel cuore dei tifosi rossoblu, ma anche questa città ha messo le radici dentro di lui. Nato romano e diventato giramondo, ci ha messo poco a scoprire quella Bologna che tanti hanno apprezzato e decantato ma poi ha fatto anche il passo successivo diventandone il simbolo sportivo. Le storie più belle per i tifosi rossoblu sono sempre quelle in cui il protagonista sottovalutato si riscopre eroe: alcuni poi se ne vanno e diventano eterni rimpianti come Baggio, altri restano e si trasformano in leggende come Signori e poi Di Vaio. Quando un giocatore di calcio si lega così profondamente al tessuto sociale cittadino, l'amore del tifo non solo è capace di dimenticare anche vicende sgradevoli come lo scandalo dei pass e le ombre del calcioscommesse, ma anche di attendere con pazienza il ritorno del proprio beniamino come se il tempo non fosse mai passato. Oggi Di Vaio sta vivendo la fine della sua carriera in Canada regalando a se stesso e alla sua famiglia un'esperienza di vita indimenticabile, ma fra non molto anche questa parentesi sarà conclusa e arriverà il momento di scegliere cosa fare da grande. Le parole di ieri dello stesso calciatore non lasciano dubbi sulla sua volontà di tornare a Bologna per far crescere qui le sue figlie e sedersi ad un tavolo con il presidente rossoblu Guaraldi per capire come tornare ad avere un ruolo nella squadra che l'ha fatto risalire tra i grandi attaccanti italiani. L'accordo sulla parola c'è già da tempo ed è stato recentemente confermato anche dall'azionista di maggioranza del club, ma sarà necessario ragionare bene sulla scelta della posizione da ricoprire. Nonostante l'attività da pseudo direttore sportivo che sta svolgendo egregiamente in Canada portando a Montreal anche Pisanu e forse Paponi, per Di Vaio potrebbe spalancarsi la porta di un ufficio piuttosto che quella di uno spogliatoio. Considerando la netta ed insanabile frattura tra la proprietà e la curva Bulgarelli però in questo caso l'ex bomber dovrà stare molto attento a non accettare ruoli che ne rovinino la reputazione e l'immagine nei confronti dei tifosi. Non basterebbero infatti tutto l'amore e la riconoscenza del mondo a difendere anche un idolo incontrastato come Di Vaio dagli attacchi pungenti della parte più accesa del tifo e della critica più intransigente qualora egli accettasse un ruolo di rappresentanza o di raccordo tra il club e i suoi sostenitori. Per quanto lo zucchero possa essere dolce non potrà mai nascondere il retrogusto amaro della medicina e quindi qualora l'ex capitano rossoblu fosse visto come una sorta di paravento per l'operato di Guaraldi e soci si rischierebbe di rovinare un rapporto splendido costruito dal 2008 a oggi sulla solida base dei gol e delle salvezze conquistate. Insomma bentornato Di Vaio, ma non dare nulla per scontato.
Che Di Vaio torni, ma non si rovini
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