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Centro tecnico a Granarolo: tanti punti di vista

Redazione TuttoBolognaWeb


È evidente che con il calciomercato alle porte, l'attenzione di buona parte dei tifosi nelle prossime settimane sarà riservata quasi soltanto alle trattative in entrata e soprattutto in uscita con la speranza di non vedere smembrato ancora una volta l'organico rossoblu. Non bisogna però perdere di vista il tema scottante della costruzione del nuovo centro tecnico a cui si legherà a doppio filo il destino del Bologna per i prossimi decenni. Si tratta di un argomento estremamente complesso che presenta tanti punti di vista diversi che meritano un riassunto per provare a capire meglio la situazione.


Da una parte troviamo il comitato che riunisce i cittadini di Granarolo che sono preoccupati per le ripercussioni di quest'opera dal punto di vista economico, urbanistico e sanitario. Innanzitutto si critica il fatto che questa operazione edile possa essere di interesse per la collettività visto che il Comune di Granarolo andrebbe a guadagnare un nuovo polo sportivo in zona periferica cedendo una zona centralissima ai privati per la costruzione di una zona residenziale. La condanna dei cittadini si sposta poi sul fatto che questo immenso centro tecnico eroda preziosi terreni agricoli puntando sulla valorizzazione di un'area su cui pende il grave pericolo dell'elettrosmog che può causare gravissimi danni alla salute.


Il secondo punto di vista è quello degli enti pubblici ovvero Provincia e Comune che difendono a spada tratta l'interesse pubblico relativo alla costruzione di impianti all'avanguardia puntando sulla nascita di un indotto virtuoso che possa portare posti lavoro ai cittadini e opere di valorizzazione del territorio. Passando poi alla presenza di un campo elettromagnetico, il Comune di Granarolo si affida alle rilevazioni effettuate per garantire la tutela della salute dei cittadini e al buonsenso del Bologna ha modificato il progetto spostando alcuni campi da gioco. Dal punto di vista ambientale poi il centro sportivo avrebbe un basso impatto visto che le tecnologie impiegate permetterebbero l'autosufficienza energetica e la riduzione dei consumi.


Esiste poi una terza prospettiva espressa magari meno chiaramente ma comunque facilmente intuibile: quella del Bologna Calcio e delle aziende che si dovrebbero occupare della costruzione del centro sportivo. Il club rossoblu non ha mai del tutto risolto i guai finanziari derivanti dalle vecchie gestioni, dal rischiato fallimento e dai costi sostenuti di anno in anno e oggi potrebbe trarre grandi benefici dalla realizzazione di quest'opera. Si tratterebbe del primo atto per la famosa patrimonializzazione che invidiamo alle squadre inglesi, ma anche della possibilità di dare lavoro a centinaia di operai che stanno pagando a caro prezzo la crisi del settore edile.


Sia chiaro che nessuno costuisce edifici per spirito filantropico e che un Comune non può avere interesse ad ignorare la salute dei suoi elettori, ma oggi diventa fondamentale continuare a vigilare con attenzione su questo tema anche per non vedere il Bologna inutilmente gravato di un fardello pesantissimo. Se il centro tecnico deve diventare realtà allora che sia una vera occasione di crescita e sviluppo per tutte le parti in causa ed in particolare per quelle più deboli.