Prima conferenza stampa da capitano per Diego Perez, uno che, come il suo predecessore, non è mai stato avvezzo a questo tipo di rituale. In tanti lo consideravano il capitano in pectore anche quando c’era Diamanti, ma dopo la partenza di quest’ultimo in direzione Cina il ruolo dell’uruguaiano è stato ufficializzato: “Ho più responsabilità – esordisce Perez – devo trasmettere di più ai compagni. In queste ultime partite devo essere da esempio, sia in allenamento sia in partita per riuscire a raggiungere l’obiettivo finale”. È la prima volta in carriera che viene investito di questo ruolo, e confessa di ispirarsi all’ex juventino Paolo Montero, a lungo capitano della Celeste. Uno che, come lui, ha un approccio diverso da quello di Diamanti: “Siamo due giocatori differenti – spiega – Alino è molto importante dentro al campo, a me viene meglio essere capitano fuori dal campo”. Il fatto che quest’estate, dopo tre stagioni, non fosse nemmeno più un giocatore del Bologna non se lo ricorda quasi nessuno. Dall’essere senza squadra a diventarne il capitano, un cambiamento radicale: “La vita è fatta così, è inaspettata. Adesso quel periodo è passato, e fare il capitano mi sta piacendo molto”.
Capitan Perez: "Onorato della fascia. Darò l'esempio per raggiungere la salvezza"
Un cambiamento l’ha avuto anche la squadra con l’avvento di Ballardini, con una maggiore compattezza e solidità: “La squadra sta facendo di più sotto tutti i punti di vista, forse il mister ha trasmesso più tranquillità. Abbiamo anche consapevolezza del momento, ormai manca poco alla fine del campionato”. Precisamente tredici partite, di cui ben sei a marzo che saranno probabilmente il crocevia definitivo della stagione rossoblù: “Adesso pensiamo solo al Verona, una squadra che è in forma. È vero, in estate mi hanno cercato ma io sono qui al Bologna”. Mancherà Toni, un’assenza dal peso specifico notevole, anche se ultimamente il problema principale degli uomini di Ballardini non è stata la difesa bensì l’attacco: “Dietro stiamo giocando bene, ci manca di trovare il gol per ottenere quelle vittorie di cui abbiamo bisogno. Non è una questione che riguarda solo gli attaccanti – puntualizza – ma dell’intera squadra che non fa arrivare buoni palloni in avanti. Dobbiamo essere più precisi tutti, dalla difesa in su”. Una mano in questo senso potrebbe darla Ibson, che nella mezz’ora giocata contro la Roma ha già dimostrato di possedere un tasso tecnico superiore agli altri centrocampisti: “Si è inserito bene nel gruppo, ha esperienza e sa anche cosa significhi giocare per salvarsi. Dipende da lui dare il massimo per il Bologna”. Anche Perez sa bene cosa significhi, nonostante la caratura invidiabile del suo curriculum: “A parte gli anni al Monaco ho sempre lottato, anche in Nazionale. Ho vissuto altri momenti difficili a Bologna, questo è un anno particolare ma non fa paura”. Poi rinnova un’esortazione ai supporter: “È dall’unione di squadra e tifosi che si arriva all’obiettivo”.
Parlando di obiettivi, a giugno si disputerà il Mondiale in Brasile, e come sappiamo Italia e Uruguay sono nello stesso girone: “Ma manca ancora del tempo, adesso penso al Bologna”. E al gol, che sotto le Due Torri non è mai arrivato? “Io il gol non lo sento – confessa sincero – e arriverà quando deve arrivare. Ma preferisco fare tre punti come a Torino piuttosto che segnare”.
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