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Bologna in B: grazie presidente

Redazione TuttoBolognaWeb

Con la sconfitta contro il Catania, il Bologna è matematicamente retrocesso in Serie B. I rossoblù retrocedono dopo 6 anni di A, dall’ultima promozione avvenuta nel 2008. Era una retrocessione annunciata, costruita ad hoc da una società che da quando è al potere, cioè dal 2011, non ha fatto che impoverire la rosa vendendo giocatori su giocatori, senza mai rimpiazzare i propri migliori tasselli come avrebbe dovuto. L’incompetenza di una dirigenza che ha raccontato bugie e fatto scelte incomprensibili sul mercato e sulla gestione della squadra, ha portato a mettere insieme una squadra mal costruita e mal strutturata, fatta all’insegna del risparmio e del pressapochismo, facendo passare alcuni dei giocatori ceduti come delle mele marce. Il tutto, mentre gran parte della città continuava a difendere il presidente e i suoi uomini dietro i soliti discorsi “fa quel che può” o “ma lui ha salvato il Bologna” mentre lo stesso presidente continuava a disfare un squadra già povera con l’ultima perla, la cessione dell’unico uomo in grado di dare qualcosa in più ad una squadra tecnicamente nulla: Diamanti. Vero è che lui stesso si era involuto e non apportava più quel contributo degli anni passati, ma la sua permanenza avrebbe assicurato quei punti e quelle giocate che sarebbero serviti. Ora si spera che questa retrocessione catastrofica abbia aperto gli occhi di tutti. È indubbio un concetto: se la squadra è stata costruita male è colpa della dirigenza, del presidente e di chi lo consiglia. Dopodiché le colpe vanno a squadra e staff tecnico, perché ognuna di queste parti ha fatto il suo per portare il Bologna dov’è finito.

Della partita c’è ben poco da dire. Il Catania ha vinto sfruttando due grossolani errori di Curci: nell’occasione del gol su punizione di Monzon era chiaramente fuori posizione prendendo gol sul suo palo da posizione defilatissima, nel caso del raddoppio di Bergessio rimaneva pietrificato mentre questi lo freddava, ancora, sul proprio palo. E il Bologna in tutto ciò, cercava con vani tentativi, di pungere una squadra in inferiorità numerica dal 30’ riuscendo a produrre con tanta fatica, per poi vanificare tutto sprecando in maniera indecente sottoporta con Bianchi e Cristaldo, a cui va sommata la traversa colpita da Ibson. Il gol, molto bello e primo in serie A di Morleo è stata solo una momentanea illusione che prolungava la sofferenza mentre il Chievo segnava a Cagliari il gol salvezza. Poco dopo il Catania raddoppiava, su azione viziata da un fallo evidente di Rinaudo. Poco male, ci manca solo di attaccarsi all’arbitro per una sconfitta che non si riduce solo a questa gara, ma ad una stagione intera dove i numeri parlano chiaro: solo 5 vittorie (nessuna ha fatto peggio), solo 28 gol segnati (nessuna ha fatto peggio) e ben 57 subiti. In tutto questo bisogna aggiungere due allenatori che ci hanno capito il giusto e che non hanno mai dato continuità alle loro idee senza toccare le corde giuste, pur avendo a disposizione una rosa di giocatori inadeguata.

E ora? Sarà B, di nuovo, per la quarta volta dopo 1982, 1991, 2005. Altro boccone amaro che sarà indigesto per diverse settimane ad una piazza che non si merita nulla di quello schifo propinato dalla scellerata gestione Guaraldi e che, a questo punto, aspetta di sapere se questo signore andrà avanti e come, o se sarà così cortese da farsi da parte dopo aver sbagliato tutto lo sbagliabile, avvilendo una piazza prestigiosa e affezionata.

Infine i giocatori. A fine partita, non hanno commosso affatto le lacrime di questi ragazzi. Certo, non è tutta colpa loro se si sono trovati a giocare insieme, le scelte le fa la società lo ribadiamo, ma resta comunque il fatto che non hanno prodotto per quanto avrebbero potuto. Senza ritornare sulle loro prese di posizione fra rifiuti di andare in ritiro e silenzi stampa auto imposti (roba da matti), questi ragazzi nel complesso hanno dimostrato dei limiti di personalità, tecnici e caratteriali a dir poco spaventosi. Incapaci di attaccare, difendere, reagire e addirittura di fare falli o farsi rispettare. Forse è meglio che se ne vadano tutti proprio come hanno cantato loro a fine partita, davanti all’antistadio, circa 200 tifosi inferociti. Arrivederci Serie A, la squadra retrocede ma il tifo no, quello non retrocederà mai.