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Bianchi parla da leader: è ora di credergli

Redazione TuttoBolognaWeb

Se esisteva un modo magari non per zittire ma almeno per placare le voci sempre più numerose di critica che si stanno levando nei suoi confronti, Rolando Bianchi l'ha trovato. L'attaccante bergamasco è noto nel calcio italiano per la sua educazione e sincerità e da oggi anche Bologna conosce questo aspetto dell'uomo ancor prima che del calciatore. Presentarsi davanti ai cronisti il giorno dopo la sconfitta peggiore del campionato è già un gesto importante che denota leadership e carattere, ma farlo per scusarsi e ammettere le proprie colpe è ancor più significativo in un mondo in cui il senso di responsabilità spesso latita. Bianchi non cerca scuse di alcun tipo nè accetta di condividere le responsabilità con i compagni che anzi vengono difesi in blocco prendendosi carico di tutte le critiche che naturalmente colpiscono sempre una squadra che non macina nè gol nè risultati. Applicando la più semplice proprietà transitiva il numero nove rossoblù ha detto che se la squadra non fa punti la colpa è sua in quanto attaccante designato che ancora non ha messo a segno neanche una rete. In un colpo solo Bianchi ha eretto uno scudo difensivo davanti a società, tecnico e compagni che in realtà sono tutti responsabili insieme a lui di una situazione frustrante per i tifosi e pericolosa per il futuro. I dirigenti infatti hanno ignorato la necessità di acquistare esterni offensivi portando a Bologna una punta ancor più statica di quel Gilardino servito già poco e male nella scorsa stagione, Pioli non riesce ad indirizzare il gioco della squadra verso il passaggio all'unico uomo in grado di segnare i gol necessari alla salvezza e i compagni troppo spesso sembrano ignorarlo preferendo una soluzione meno rischiosa oppure finiscono per cercarlo con lanci mal calibrati o tali da costringerlo a lottare da solo contro tutti i centrali avversari. Ecco un quadro sicuramente più realistico di quello presentato ieri in conferenza stampa da un Bianchi che inevitabilmente sente crescere sempre di più la pressione ad ogni minuto trascorso senza segnare un gol e che è ben conscio di quanto siano indispensabili le sue reti per mantenere il Bologna in Serie A. In questi anni abbiamo visto fin troppi attaccanti arrivare tra squilli di trombe per poi marcire tra tribuna e panchina: in principio fu Bernacci (14 presenze e 1 gol), poi fu il turno di Osvaldo (26 presenze e 3 gol), quindi arrivò Meggiorini (32 presenze e 3 gol) ed infine ricordiamo Acquafresca (42 presenze e 5 gol). La grande differenza però è che tutti questi flop più o meno clamorosi sono stati mascherati dalla presenza di altri colleghi in grado di colmare il vuoto realizzativo lasciato mentre invece oggi il Bologna non ha alternative a Bianchi. Con Moscardelli utile ma non immaginabile nei panni del killer, Cristaldo ancora tutto da scoprire e Acquafresca accantonato ormai da un anno, l'unica possibilità è rappresentata dall'ex capitano del Torino: se ne convincano i compagni, il tecnico ma anche i tifosi e la stampa. Senza i gol di Bianchi il Bologna è destinato a sprofondare in classifica e, a maggior ragione di fronte alla clamorosa dichiarazione di responsabilità data ieri, l'unica via oggi è continuare (o iniziare) a sostenerlo senza pregiudizi nè illusioni. Alle parole devono seguire al più presto fatti concreti, ma un uomo che sa chiedere scusa e assumersi le proprie responsabilità per fare squadra merita sicuramente un'altra possibilità.