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Il Bologna proiettato nel girone di ritorno: i correttivi di Italiano e le speranze (ancora vive) di Champions League

Il Bologna proiettato nel girone di ritorno: i correttivi di Italiano e le speranze (ancora vive) di Champions League - immagine 1
Un Bologna altalenante quello visto in questa prima parte di stagione, ma le posizioni per l'Europa sono ancora lì a portata di mano
Redazione TuttoBolognaWeb

Il Bologna arriva al giro di boa con un bilancio “a due facce”: momenti di calcio riconoscibile, aggressivo e propositivo, alternati a passaggi a vuoto in cui la squadra ha perso brillantezza, distanze e – soprattutto – continuità di risultati. La classifica lo fotografa bene: dopo 19 partite (con la trasferta di Verona da recuperare) i rossoblù sono a metà del gruppo che lotta per l’Europa, ma non ancora dentro la fascia che vale la Champions (27 punti, 26 gol fatti e 20 subiti).

In più, la Supercoppa italiana ha lasciato un segnale emotivo e tecnico: il Bologna ha meritato la finale superando l’Inter ai rigori dopo l’1-1, ma nell’atto decisivo è stato nettamente controllato dal Napoli (2-0, doppietta di Neres e difficoltà nel creare minacce pulite). Proprio da quella partita si possono estrarre alcune lezioni utili per il girone di ritorno: per tornare davvero “da vertice” servono correttivi mirati, non rivoluzioni.


Gestire meglio le transizioni difensive: il punto più sensibile

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L’identità di Vincenzo Italiano si fonda su intensità e ricerca del recupero alto, ma il rovescio della medaglia è sempre lo stesso: quando la pressione viene saltata, la squadra rischia di essere attaccata in campo aperto. Il Bologna deve diventare più “maturo” nel riconoscere i momenti in cui conviene abbassare il baricentro di qualche metro e proteggere il centro, invece di inseguire in avanti a tutti i costi.

Correttivo pratico: ridurre la distanza tra i reparti nei secondi successivi alla perdita del pallone (i famosi 5-8 secondi della riaggressione) e, se la prima pressione non funziona, passare rapidamente a un blocco medio ordinato. In finale di Supercoppa il Napoli ha spesso trovato vie d’uscita pulite e ha punito appena il Bologna si è allungato.

Pressing sì, ma più “selettivo” e meno dispendioso

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Italiano chiede aggressività: va benissimo, ma il girone di ritorno impone sostenibilità. Tra campionato e impegni europei, la squadra deve saper alternare fasi di pressione alta a fasi di controllo posizionale.

Correttivo pratico: definire trigger chiari (retropassaggio, ricezione spalle alla porta, palla sul “terzino debole”) per alzare il pressing in modo coordinato. Così eviti corse “a vuoto” e riduci lo spazio alle spalle della prima linea.

Più cattiveria negli ultimi 25 metri: qualità delle occasioni, non solo volume

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Quando il Bologna va a ondate, produce situazioni e riempie l’area; quando invece fatica, il possesso diventa sterile e le conclusioni arrivano da zone poco favorevoli. Il salto di qualità, qui, è trasformare il dominio territoriale in occasioni “pulite”: tagli sul primo palo, occupazione del secondo, e rifiniture che portino al tiro dentro l’area più spesso.

Correttivo pratico: automatismi sulle catene laterali (terzino-ala-mezzala) per liberare il cross dal fondo, ma con più uomini dentro: almeno tre riferimenti (primo palo, dischetto, secondo palo). È un dettaglio che fa punti, soprattutto contro le medio-piccole che si chiudono.

Difesa dell’area e palle inattive: i punti “gratis” che pesano

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Se vuoi tornare stabilmente in alto, devi togliere gol “semplici” all’avversario: seconde palle, rimpalli, marcature perse sul lato debole. In una stagione con alti e bassi, le palle inattive (a favore e contro) diventano spesso la differenza tra pareggio e vittoria.

Correttivo pratico: in difesa, più chiarezza su chi attacca la palla e chi protegge zona/seconda palla; in attacco, schemi che liberino un colpo pulito sul primo movimento (blocco e taglio) e una soluzione sul secondo. Anche solo qualche gol in più da corner può spostare la classifica di parecchi punti.

Rotazioni e gestione energie: la Champions si conquista anche con la freschezza

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Il Bologna vuole riavvicinarsi alla Champions League: è un obiettivo ambizioso, ma realistico se la squadra riduce gli “stop” nelle settimane congestionate. Ed è qui che Italiano deve essere lucido: non basta giocare bene, serve arrivare lucidi a marzo-aprile, quando gli scontri diretti pesano doppio.

Correttivo pratico: rotazioni programmate (non solo “a necessità”) e gestione dei minuti dei giocatori più impiegati. Anche la comunicazione conta: far percepire le rotazioni come parte del progetto, non come bocciature. In questo contesto, è normale che attorno all’obiettivo Champions aumenti l’attenzione e che tifosi e addetti ai lavori consultino analisi, proiezioni e perfino siti specializzati nelle quote della champions come termometro della rincorsa: l’importante, per il Bologna, è trasformare quel “rumore” esterno in concentrazione quotidiana sul campo.

Mentalità nei big match: imparare dalla Supercoppa senza farsi schiacciare

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La finale persa col Napoli non va letta come un fallimento, ma come un test di livello: quando la pressione avversaria è alta e la qualità individuale è superiore, il Bologna deve avere un piano B credibile (uscite più dirette, gestione del ritmo, pause col possesso).

Se Italiano riuscirà a rendere la squadra più compatta nelle transizioni, più selettiva nel pressing e più concreta negli ultimi metri, il girone di ritorno può diventare la fase della svolta: meno picchi e meno crolli, più “media alta”. Ed è proprio quella continuità – più di qualsiasi singola invenzione tattica – che riapre davvero la porta delle posizioni di vertice.