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I giocatori simbolo del Bologna FC 1909 e il loro contributo al successo del club

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La storia del Bologna comprende trofei e grandi giocatori
Redazione TuttoBolognaWeb

Certe squadre si raccontano con le bacheche. Il Bologna, invece, pretende anche le facce, le gambe, i gesti ripetuti per anni davanti alla stessa gente. È un club nato nel 1909, con sette scudetti, tre Coppe Italia, una tradizione che attraversa il calcio italiano da quando il pallone pesava quasi quanto un secchio d’acqua. E se oggi il rumore attorno al calcio si disperde fra piattaforme, statistiche compulsive e parole chiave da rete, perfino casino online usdt, la storia rossoblù continua a reggersi su figure precise: uomini che hanno spostato il destino del club con una raffica di gol, un passo doppio, una regia sobria, una fedeltà lunga vent’anni. 

Angelo Schiavio, il nome che apre la storia

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Se bisogna cominciare da qualcuno, si comincia da Angelo Schiavio. Sul sito del club è indicato senza giri di parole come il più grande cannoniere della storia rossoblù: 242 gol, tutti con la stessa maglia. È già abbastanza per capire il peso del personaggio, ma i numeri da soli non bastano. Schiavio arriva all’esordio nel 1922, accompagna il Bologna al primo scudetto del 1924-25, partecipa al secondo titolo del 1929 e diventa il volto di una squadra che smette di essere forte soltanto in Emilia e comincia a imporsi in Italia e fuori. Nel 1934 segna anche nella finale mondiale dell’Italia contro la Cecoslovacchia. Insomma, era un centravanti che collegava Bologna alla storia grande del calcio italiano.


I magnifici anni Trenta e il peso delle ali

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Il Bologna che vince negli anni Trenta non è il prodotto di un solo uomo. Il contributo dei giocatori simbolo è evidente in un altro modo: rendono il Bologna una squadra europea prima che la formula fosse di moda. Biavati inventa, Reguzzoni rifinisce e conclude, Schiavio lascia il testimone senza svuotare il mito. La squadra cambia, l’ambizione resta.

Giacomo Bulgarelli, la misura del centrocampo

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Per Bologna, Giacomo Bulgarelli non è semplicemente una bandiera. È una specie di unità di misura. La curva del Dall’Ara porta il suo nome, il premio Bulgarelli continua a vivere nel calcio italiano, e già questo dice qualcosa. Ma il punto non è commemorativo. Bulgarelli è il centrocampista che dà ordine e personalità al Bologna degli anni Sessanta, quello che torna a vincere lo scudetto nel 1963-64. Fulvio Bernardini costruisce la squadra tassello dopo tassello, e dentro quel mosaico Bulgarelli è il giocatore che tiene insieme bellezza e funzione. 

Ezio Pascutti, il gol come abitudine

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Ezio Pascutti appartiene alla razza dei giocatori che entrano in scena e lasciano subito un segno materiale. Il club ricorda che segnò già all’esordio a Vicenza, e soprattutto conserva il suo record nel campionato 1962-63: a segno nelle prime dieci giornate, con dodici reti complessive in quella striscia. 

Haller e Nielsen, il tocco internazionale dello scudetto del 1964

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Lo scudetto del 1964 non si spiega senza Helmut Haller e Harald Nielsen. Il club lo scrive con chiarezza: l’arrivo del fuoriclasse tedesco e la consacrazione del centravanti danese posero le basi del trionfo. Haller portava classe e accelerazione mentale, quelle giocate che fanno sembrare lento tutto il resto. Nielsen, soprannominato “Dondolo”, garantiva peso in area e gol. Nello spareggio con l’Inter del 7 giugno 1964, chiuso 2 a 0 a Roma, Nielsen segna una delle due reti, l’altra è di Fogli. È una partita scolpita nella memoria del club anche per la morte improvvisa del presidente Renato Dall’Ara, avvenuta tre giorni prima. 

 Dal dopoguerra lungo agli anni recenti

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La storia del Bologna non finisce con i grandi cicli. Cambia faccia, si incrina, a volte precipita. Eppure anche nei periodi meno lucidi emergono figure che tengono in piedi il racconto. Il sito del club cita Giuseppe Savoldi come nuovo idolo della città, poi ricorda l’esordio del giovane Roberto Mancini nella stagione della dolorosa retrocessione del 1982. Più avanti, nel materiale storico del Bologna compaiono nomi come Roberto Baggio, Gianluca Pagliuca, Giuseppe Signori e Marco Di Vaio.