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DI MATTEO MESSEROTTI
C’è un’immagine che, meglio di ogni schema, racconta il nuovo corso del Bologna di Vincenzo Italiano: è il sorriso di Federico Bernardeschi che, a fine gara, abbraccia i compagni, in quel misto di sollievo e orgoglio di chi sa di aver dato tutto. Non è solo il talento ritrovato o il "motore" di cui parlava Sartori al momento del suo acquisto; è qualcosa di più profondo. È la volontà di un campione che ha scelto di rimettersi in gioco, diventando il simbolo del "non mollare mai". Quando Bernardeschi è sbarcato a Casteldebole, l’accoglienza era mista: nessuno metteva in dubbio la tecnica, ma molti si chiedevano quanta fame fosse rimasta dopo l'esperienza in Canada. Sartori, però, aveva cercato quell'uomo, voleva un leader capace di guidare uno spogliatoio giovane e ambizioso. Oggi, quella scelta appare come una delle intuizioni più lucide del dirigente: Federico non è solo un titolare, è uno dei pilastri di un gruppo che deve rimettersi insieme.
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