DI MATTEO MESSEROTTI
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L’anima rossoblù ha un nome: Federico Bernardeschi, il leader che serviva al Bologna

BOLOGNA, ITALY - FEBRUARY 08: Federico Bernardeschi of Bologna FC competes for the ball with Alessandro Circati of Parma Calcio during the Serie A match between Bologna FC 1909 and Parma Calcio 1913 at Renato Dall'Ara Stadium on February 08, 2026 in Bologna, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)
C’è un’immagine che, meglio di ogni schema, racconta il nuovo corso del Bologna di Vincenzo Italiano: è il sorriso di Federico Bernardeschi che, a fine gara, abbraccia i compagni, in quel misto di sollievo e orgoglio di chi sa di aver dato tutto. Non è solo il talento ritrovato o il "motore" di cui parlava Sartori al momento del suo acquisto; è qualcosa di più profondo. È la volontà di un campione che ha scelto di rimettersi in gioco, diventando il simbolo del "non mollare mai". Quando Bernardeschi è sbarcato a Casteldebole, l’accoglienza era mista: nessuno metteva in dubbio la tecnica, ma molti si chiedevano quanta fame fosse rimasta dopo l'esperienza in Canada. Sartori, però, aveva cercato quell'uomo, voleva un leader capace di guidare uno spogliatoio giovane e ambizioso. Oggi, quella scelta appare come una delle intuizioni più lucide del dirigente: Federico non è solo un titolare, è uno dei pilastri di un gruppo che deve rimettersi insieme.
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