I giovani hanno bisogno di sbagliare e a Pessina serve la fiducia di club e allenatore
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La perfezione non esiste
Si può pretendere che un ragazzo di diciotto anni sia un computer immune da errori? No. Ci sono portieri che anche a 36 anni incappano in incertezze, nonostante l’esperienza, il vissuto e il curriculum, figurarsi se oggi possiamo chiedere a Massimo Pessina di essere una macchina perfetta. Non lo è, infatti, come non lo è nessuno della sua età. Le carriere si costruiscono col tempo, con la fiducia, ma anche con gli errori, che sono basilari per capire e imparare. Se un portiere non sbagliasse mai come farebbe a comprendere i suoi punti deboli, i difetti su cui lavorare in settimana, le imperfezioni da provare a eliminare? Fare tutto bene, in maniera irreprensibile, non fa parte di noi essere umani fallaci, che anche a quarant’anni qualche sbaglio lo commettiamo. Viviamo, dunque, in un mondo che richiede la perfezione assoluta, pena la gogna a cui si va incontro, ma nessuno riesce mai a raggiungerla. Un giovane portiere è certamente privilegiato rispetto a un giovane operaio, ci mancherebbe, ma sempre dall’inesperienza si parte e la costruzione di una personalità richiede tempo, pazienza, ma soprattutto fiducia. E spesso manca alle giovani generazioni di oggi.
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