A cosa servono i tifosi?

Pensieri sparsi sulle vicende di venerdì

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Da mesi tutti i professionisti del calcio sperano nel rientro dei tifosi allo stadio. Manca il clima, l’ambiente, il calore: non è il calcio che siamo abituati a vedere. Il Bologna, o almeno quella parte di esso presente sul pullman, li ha avuti, lì, innamorati, al freddo e con gli occhi gonfi di gioia per una cosa che da un anno non si può fare. Il Bologna ha avuto il privilegio di avere i propri i tifosi, per una volta, e non in una sfida Scudetto ma in una salvezza. Con il Benevento. In cambio, in quei 4 minuti udibili di quel video, nulla. Non un cenno o un saluto, un segno di gratitudine. E allora viene da chiedersi perché i giocatori vogliano i tifosi allo stadio. Servono per trasmettere senso di appartenenza ai colori del club o per avere un applauso ad un bel gol o una bella giocata? Nella seconda ipotesi sarebbe una forma di narcisismo professionistico. Sono sicuro che nei restanti 10 minuti di tragitto i tesserati del Bologna avranno spalancato le bocche in segno di stupore, ma in quei 4 minuti si vede solo, nei giorni di San Valentino, una lettera d’amore, fisica ed emozionale, pura e carnale, semplice e imponente. Mai ricambiata.

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