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Vecchio Bologna, vecchi difetti. Il Bologna dice addio all’Europa, e il ciclo di Italiano…

Manuel Minguzzi
Manuel Minguzzi Caporedattore 
Il Bologna si perde in un bicchier d'acqua con il Verona e dice addio ai sogni. Ma anche la Roma, ora, appare un ostacolo insormontabile. La fine del ciclo si avvicina?

Qualcuno ci spieghi perché Italiano ha deciso di abbandonare l'allegrismo per tornare all'iranianismo. Non era il momento, non era il luogo. C'era l'occasione di accorciare a meno quattro dall'Atalanta, ma il Bologna l'ha buttata via come peggio non avrebbe potuto, con i soliti difetti, quelli che sembravano sepolti dalla nuova versione più accorta per coprire le mancanze difensive che tanto avevano fatto male in inverno. Invece no, perché i demoni tornano sempre, come nei film, e la decisione del mister di tornare ai quattro attaccanti è stata la più deleteria possibile. La squadra è tornata a concedere praterie e ripartenze, soffrendo fisicità e velocità, con l'avversario che sembrava un Frecciarossa al cospetto di un regionale, e puntualmente il risultato è stato di quelli vecchio stampo. La vittoria con l'Udinese aveva fatto dimenticare il tassametro, ma siamo a sette sconfitte nelle ultime nove in casa in campionato. Un disastro. Questa più di altre, perché c'era solo da fare il proprio dovere e ringraziare l'Udinese per il risultato di ieri: il meno quattro avrebbe dato alla piazza uno scenario per cui lottare, invece dopo la doppia sfida contro la Roma sostanzialmente si rischia di giocare di niente fino a maggio.