Il periodo peggiore per gli “ammalati” di calcio e di Bologna comincia insieme alla stagione dei week end marittimi (ok, qualche clamorosa trasferta da salvezza si è consumata già sui bagnasciuga e le passerelle, incollati alle radioline e alla ricerca del miglior segnale e di cabale clamorose…tipo “faccio il bagno vestito se Di Vaio lo mette” o esternazioni da ricovero al gol Milito-genoano). Comincia insieme alle prime ciliegie, mentre finiscono le scuole e le donne cominciano a profumare di sole e Primavera avanzata. E continua per tutto il mese di Giugno, appena mitigato dalle sempre più vuote, asfittiche e marmoree notizie di calciomercato fino alla metà di Luglio in cui, come gemme preziose, cominciano a fiorire piccoli, consueti e rassicuranti rituali: il ritiro e le amichevoli che impongono gite consolidate a Sestola (e ora anche ad Andalo); il rinnovo dell’abbonamento; l’uscita dei calendari (che ti segneranno almeno nove mesi d’incastri, impegni in subordine se non matrimoni rimandati e viaggi boicottati) e infine, la presentazione delle maglie.
Maglie e....Pelle
Che sono le nuove ma vecchie maglie. Perché sulla tradizionale casalinga non si tollera qualcosa di diverso da una rivisitazione del colletto, qualche incastro di giallo o bianco, che garbatamente non ostenti, o lievi (ma lievi!) sfasature nella larghezza delle strisce verticali che canonicamente devono essere quattro per verso, massimo cinque, mai due come infaustamente una decina di anni fa (mica siamo cagliaritani o genoani). Poi si discute, periodicamente, sulla tonalità dei colori: che il rosso sia acceso (quando sconfinò troppo verso il cremisi, tipo con lo sponsor Buona Natura, non colse favori eclatanti) e che il blu sia scuro ma non cupo.
Poi c’è la seconda, che deve essere bianca, consentendo divagazioni sui connotati rossoblù e non si capisce perché non si confermi (a vita!) la più bella con le bande diagonali che profuma ancora di scudetto, delle due Coppe Italia e un po’ di malinconia ma che esige e attira rispetto senza condizioni.
Il marketing ha inventato anche la terza maglia che raramente ci azzecca e sicuramente non serve. Passi per la verde bandiera che evocava gli scudetti degli anni ’30; facciamo passare anche quella celeste dichiaratamente omaggio uruguagio ma gli esperimenti grigio-pigiama o gialloverde-evidenziatore non hanno certamente lasciato rimpianti. Forse proprio perché si rivelò bella e fortunata, la gialla Gazzoniana, pennellata anche da Baggio ed esaltata da Signori, Kennet e la banda Mazzone durante la cavalcata europea, fu ritirata…apparentemente in maniera definitiva.
Quest'anno si è voluto celebrare il Cinquantesimo dello scudetto, e ben venga l'idea dei bambini che hanno proposto di inserire i nomi di quella formazione, che sono una sinfonia recitata che non ci si stanca di ripetere: Negri, Furlanis, Pavinato, Tumburus, Janich, Fogli, Perani, Bulgarelli, Nielsen, Haller e Pascutti! Certo che come colorino: quel pisello un po' avvizzito...
Ma, in fondo, marketing o estetica non contano più di tanto perché la maglia, sia ben chiaro, non è una semplice unione di lembi di stoffa. La maglia non deve scaldare o coprire, proteggere o vestire. La maglia è più di un simbolo, di un blasone. La maglia è ciò che rappresenta diventando essa stessa concretizzazione di un eufemismo: la maglia è la pelle cucita addosso. Per chi se la sente indissolubilmente legata all’esistenza di una squadra, di un tifo, di una fede.
I proprietari e i loro dirigenti passano veloci (da noi, poi!), gli allenatori sono geneticamente in bilico tra l’essere sconfessati e quindi prontamente esonerati o aspirare a nuove e più esaltanti platee. I giocatori poi…la baciano magari dopo un gol, ma sappiamo che un contratto, la pressione di un procuratore o la minima variabile li porterà ben presto a idolatrarne altre, diverse.
La maglia, invece, resta.
Resta, come restano SOLO i tifosi: sempre e comunque. Sdruciti, sgualciti, scoloriti e magari invecchiati. Ma nessun cane cambierebbe mai padrone e nessun genitore scambierebbe il proprio figlio…la maglia resta! E non c’è sfumatura, alchimia tessile o di marketing che non la faccia rimanere unica e insostituibile. La più bella del Mondo.
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