Una cosa che proprio non mi piace fare è scrivere in prima persona, perché un buon giornalismo deve sempre saper tenere ben distinti i fatti dalle opinioni. Tuttavia, un buon giornalismo, deve saper tornare anche sui suoi passi, quando i fatti lo richiedono. Era il 23 Novembre e pubblicavo un articolo abbastanza avvelenato sulla legge di stabilità, che avrebbe dovuto contenere un emendamento per la costruzione dei nuovi stadi, autorizzando anche la realizzazione di nuovi complessi residenziali. L’emendamento effettivamente approvato va invece in direzione opposta, ossia esclude che si possano realizzare, assieme ai nuovi stadi, nuove abitazioni.
La legge sugli stadi e i presidenti piagnucoloni
In chiusura della poco simpatica, ma necessaria, parentesi autoreferenziale, non posso che esprimere soddisfazione per l’approvazione di una legge che ferma le speculazioni dei soliti noti; e non perché sia una mia opinione, perché preferivo la via Gluck a palazzi e cemento, ma perché i fatti dimostrano che in Italia di speculazione edilizia ce n’è in avanzo per generazioni e generazioni.
Tuttavia dalla Lega Calcio si è levato un coro di presidenti indignati e poco felici, tutti a piagnucolare il fatto che senza i complessi residenziali non ci possano essere le adeguate compensazioni economiche. Qui è però doveroso fare una precisazione. Nell’emendamento così approvato è prevista, perlomeno in maniera implicita, la possibilità della realizzazione di strutture collegate agli impianti come ristoranti, cinema e centri commerciali, insomma, dei nuovi stadi sul modello anglosassone. Cinema e negozi assomigliano parecchio alle compensazioni economiche tanto richieste dai presidenti di A, eppure non va bene. “Così la Lazio non avrà un nuovo stadio- tuona Lotito – la legge è addirittura restrittiva”.
Per quale ragione la Lega Calcio spinge perché sia possibile realizzare unità residenziali assieme ai nuovi stadi? La situazione economica attuale non è certo delle più rosee, meno che mai nel mercato immobiliare, dove nemmeno i colossi dell’economia riescono a vendere. Ma anche se fossimo in periodo economico particolarmente florido, davanti a innumerevoli immobili invenduti, che senso ha spingere per costruirne di nuovi?
La Lega Calcio si è schierata con i costruttori, non vuole centri commerciali ma palazzi e punta persino i piedi per averli. Forse sarebbe il caso di smetterla. Smetterla di dire che chi fa calcio lo fa per passione, senza possibilità di guadagnarci nulla.
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