Cari amici, ve ne sarete accorti da tempo: mi manca un venerdì, ed è stato l'ultimo in particolare. Però, a pensarci bene, cosa mai avrei dovuto commentare? Forse la (ormai normalissima) dicotomia tra i due principali giornali della città, uno dei quali dà per fatta una cosa che l'altro smentisce ormai da tempo memorabile?
Non è una notizia. Avrei forse dovuto commentare l'addio ai microfoni del noto commentatore radiofonico, talmente autentica da vederlo rilanciato in qualità di direttore della stessa emittente? Via, non è il primo né sarà l'ultimo ad annunciare il suo ritiro e poi da smentire sé stesso. Quanti sono, in molti campi? Clint Eastwood, Bjorn Borg, Brett Favre i primi che mi vengono in mente.
Dunque anche questa non è una notizia.
Avrei dovuto parlare degli americani, dei romani, delle cordate, dei notai che in questi anni hanno riempito le nostre estati di illazioni, di trattative vere o false, di cambi al vertice poi risultati infondati? No, meglio in quel caso fare come il san Tommaso di Giovanni e aspettare Gesu in persona (scusate, forse il paragone è un po' forte) per poter parlare di resurrezione.
E allora? Allora preferisco scrivere che mi manca un venerdì. E che mi sento, sportivamente parlando, come un italiano del primissimo Dopoguerra. Aspetto, gli americani, con un sentimento assai simile verso quei "liberatori". E aspetto le "cicles", sono pronto a schierarmi in via Andrea Costa per vederli sfilare verso il Dall'Ara, nei loro moderni tank, aggiungendo alla parola un'acca e un esse (thanks mister Tacopina), pur di poter tornare a sognare una squadra degna di tal nome, un'impresa che sappia fare di conto, che investa bene i soldi, che tenga i campioni restituendoci la gioia di sentirli nostri e di affezionarci a loro. Loro, gli americani, ci troveranno - noi tifosi del Bologna - esattamente come 70 anni fa o quasi trovarono gli italiani. Squattrinati, umili, nelle condizioni di chi deve ricostruire tutto.
In quelle condizioni, entusiasmo compreso, però.
Mi è mancato un venerdì ma scrivo come fosse domenica, come fosse Pasqua. Sì, la Pasqua del Bologna!
Bologna e la festa di liberazione
© RIPRODUZIONE RISERVATA