Tutto Bologna Web Copertina "Ancora una volta, Ayrton Senna do Brasil!''

"Ancora una volta, Ayrton Senna do Brasil!''

Redazione TuttoBolognaWeb

Quando la tua più grande passione sono le corse, poi finiscono anche per diventare il tuo lavoro. A quel punto, sai che il rischio diventa parte integrante della tua vita, sei consapevole che per la parola "paura" non c'è posto nel tuo vocabolario. Dietro quel casco, giallo in questo caso, nascondi "sentimenti incomprensibili". L'automobilismo entra a far parte di te: "quattro ruote, un sedile, un volante. E' questa la mia vita sin dalla più tenera età". Nel mondo dei motori i piloti che poi diventano leggendari il più delle volte, sono quelli che alla classe uniscono un po' di sana incoscienza, quelli per i quali "non esiste curva dove non si può sorpassare".

Nel 1984, un giovane brasiliano stupisce il mondo della formula uno correndo con la Toleman-Hart. Quel brasiliano, neanche a dirlo, è Ayrton Senna, che con la piccola scuderia inglese raggiungerà risultati straordinari, uno su tutti il secondo posto a Monaco sotto la pioggia. In quella gara il pilota fece vedere già di che stoffa era fatto, recuperando parecchi secondi, su uno di quelli che sarà il suo nemico storico, quell'Alain Prost, che poi sarà suo compagno in McLaren. Proprio con quella scuderia, dopo tre anni alla Lotus, riesce a vincere il suo primo mondiale nel 1988, ripetendosi poi nel 1990 e nel 1991. Nel 1994, avviene il passaggio alla Williams, ma quello è l'ultimo anno di una carriera straordinaria, interrotta dal destino quel giorno di Maggio. 1 Maggio 1994, si corre il GP di San Marino. Ayrton è teso, forse come non lo è stato mai. Il giorno prima, a ventiquattro ore dalla gara, il pilota austriaco Ratzenberger, ha perso la vita in pista. Alle 14:17 al settimo giro, la vettura del pilota brasiliano si schianta contro il muro all'esterno della curva del Tamburello. Ayrton non esce dalla sua vettura, si capisce fin dall'inizio che l'incidente è grave. Il dottor Watkins, responsabile medico durante i GP, si precipita sul luogo, poi decide di mandarlo in elicottero all'Ospedale Maggiore di Bologna. Tutto il Brasile trattiene il fiato, un paese intero è in apprensione per il loro eroe, tutti gli amanti della formula uno, che in quel momento, come per tutti i GP, sono davanti alla tv, non credono a ciò che stanno vedendo. Galvao Bueno, commentatore della tv brasiliana, nonché amico di Ayrton, è nervosissimo, porta a termine la telecronaca, ma a fine gara sale un elicottero e raggiunge il pilota brasiliano in ospedale. Per Ayrton non ci sarà nulla da fare.

Ayrton Senna è stato "il" pilota, la grinta, la classe e la forza mentale. Era consapevole di essere tra i più forti al mondo, ma non per questo, smise di essere umile. È stato la formula uno, il pilota per il quale molti appassionati di quello sport, hanno smesso di guardare le corse quel giorno di maggio. È stato l'orgoglio di un paese intero, di quel Brasile che lo ha amato e sempre lo amerà. Ayrton è stato una folla di tre milioni di persone, quelle presenti al suo funerale a San Paolo, quello al quale il Brasile campione del mondo dedicò il Mondiale, appena conquistato a Pasadena, nel 1994. Senna è stato anche il suo rapporto con la fede, quel forte legame racchiuso nella scritta sulla sua tomba "Niente mi può separare da Dio". Era anche un sognatore: "Se una persona non ha piu' sogni, non ha piu' alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita." E, a proposito di sogni, è stato il desiderio di milioni di tifosi di vederlo correre con la Ferrari, e se non si fosse messo di mezzo il destino, forse sarebbe diventato realtà l'approdo a quel mito come la chiamava lui ("Quello che posso dire è che la Ferrari per me resta un mito"), che aveva sempre sognato di guidare. È stato la bandiera austriaca nella sua tasca che, avrebbe sventolato in onore a Ratzenberger in quel maledetto GP, in caso di vittoria. Il pilota brasiliano è l'emozione racchiusa nel testo della canzone scritta da Paolo Montevecchi e, magistralmente interpretata da Lucio Dalla. È ancora il mito, la leggenda. Sarebbe bello risentite ancora una volta "Ayrton Senna do Brasil", l'urlo del suo amico Bueno quando vinceva. Non c'è frase migliorare per chiudere il nostro omaggio a vent'anni dalla sua morte, di quella di Cesare Cremonini : "Da quando Senna non corre più non è più Domenica".