Prof. G. Tagliaventi: “Riqualificazione del Dall’Ara è la cosa più intelligente che si possa fare. Nel mio progetto avevo pensato a 35 mila posti”

Prof. G. Tagliaventi: “Riqualificazione del Dall’Ara è la cosa più intelligente che si possa fare. Nel mio progetto avevo pensato a 35 mila posti”

Nel corso della trasmissione “Tempi Supplementari”, in onda ogni domenica sera sul circuito Radio International – Radio Nettuno e condotta da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto, è intervenuto il professor Gabriele Tagliaventi, dell’Università di Ferrara, autore di uno dei progetti per la riqualificazione dello stadio Dall’Ara. Di seguito la sua intervista.

Professore, lei è stato tra i primi a parlare di riqualificazione del Dall’Ara, con il progetto AVOE che nasce nel 2009. Ci sono più stati contatti con il Bologna?

“Di tempo ne è passato: nel frattempo di stadi ne sono stati costruiti tanti, come quello di Nizza, ma pare che ora davvero ci siamo. Effettivamente no, con il Bologna non ho più avuto contatti. L’ultima volta che ho incontrato l’assessore allo Sport Rizzo Nervo, circa un anno fa, eravamo rimasti che lui avrebbe organizzato un incontro con il chairman, che all’epoca era in arrivo. Poi però non è successo nulla e non ho avuto questa possibilità”.

Il club è al lavoro sul progetto dell’architetto Zavanella. Ha avuto modo di guardare il concept del progetto e che idea si è fatto? Le linee guida che stanno emergendo in questi giorni non sono così diverse da quelle previste anche nel suo progetto del 2009.

“Sono sempre contento quando un’idea che lanciamo viene ripresa: anche se uno copia va benissimo, l’importante è che ricopi le cose fatte bene. Riqualificare il Dall’Ara ci è sempre sembrato essere la cosa più intelligente che la città potesse fare, e quindi ben venga. La cosa che non mi piace del lavoro che è stato fatto adesso è il sistema ‘a varicella’ dei colori rosso e blu che assomigliano un po’ a quelli del Catania, perché il rosso non è rosso e il blu non è blu: questo non mi è piaciuto tanto. La maglia rossoblù è a strisce verticali quindi credo che le poltrone debbano essere a strisce verticali e non ‘a varicella’. A parte questo aspetto, l’idea di riqualificare lo stadio mi sembra un’ottima idea”.

Intervenendo a “Tempi Supplementari” l’architetto ha parlato di 2-3 anni, indicando i tempi necessari per la riqualificazione, continuando nell’arco dei lavori a giocare al Dall’Ara. Da addetto ai lavori, sono tempi che condivide?

“E’ assolutamente fattibile. Il problema non è tanto quello dei tempi, è che l’operazione sia chiara rispetto alla città. L’area è di proprietà del Comune, e quindi di tutti i bolognesi. Il Comune deve ‘vendere’ l’area al Bologna e il Bologna poi fa il suo progetto. Ci deve essere un accordo che renda l’operazione profittevole anche per i cittadini di Bologna, altrimenti finisce come nel caso della Fortitudo, che ha lasciato ai cittadini una fideiussione di 6 milioni di euro. Ci sono dei rapporti e delle cifre, qui, molto più grandi. La concessione per 99 anni di cui si parla in questo caso, normalmente non viene comunque data gratuitamente. In altre città dove hanno fatto nuovi stadi il Comune ha sempre ceduto le aree ottenendo ovviamente in cambio un corrispettivo, altrimenti è evidente che per il Bologna valga l’ipotesi: mi faccio lo stadio nuovo perché mi costa meno. Era la soluzione di cui si era spesso discusso, così come sul fatto di valorizzare e costruire anche sulle aree limitrofe per rendere l’operazione economicamente sostenibile. Si tratta di un aspetto chiave, perché il Comune di Bologna non può rinunciare per 99 anni a un bene che ha un enorme valore in termini immobiliari senza che venga dato un corrispettivo. Il problema è quantificare quanto questo è, e immagino ci si siano uffici legali del Comune preposti. E’ un’operazione importante. Il nuovo stadio di Nizza, realizzato per gli Europei, è costato 250 milioni di euro per 35mila posti: sono in ballo cifre molto importanti, ben superiori a quelle del Pala Dozza che ha lasciato i 6 milioni di euro al Comune. Qui i rischi dell’operazione sono di cifre dieci volte superiori. Più che i tempi, quindi, credo sia questo l’aspetto chiave. E’ un bene di enorme valore, ma è un’operazione che va fatta in maniera trasparente e con vantaggi per tutti: Bologna, Comune e ovviamente quartiere”.

Nel progetto di Zavanella è prevista una riduzione di posti, che dovrebbero portare il Dall’Ara a circa 28-29mila posti contro i 38mila attuali, ridotti poi a 34mila per ragioni di sicurezza. Qual è la dimensione del Dall’Ara riqualificato a cui lei aveva pensato?

“35mila posti. Devo comunque dire che sono cifre molto basse rispetto alla media americana, e questo è un altro aspetto molto interessante. In America nessun nuovo stadio è inferiore ai 60mila posti. E’ vero che da noi la gente non va più allo stadio, ma è anche vero che è così anche per le condizioni in cui sono ridotti gli stadi. Non si va più vedere la partita perché il campionato è dominato dalle tv e i diritti vengono dati a 4-5 squadre e non distribuiti in maniera equa. La gente non si diverte a vedere giocare certe squadre, se non hanno i mezzi economici per poter contendere la partita o il campionato a quelle che adesso sono le grandi squadre. Per questo il problema fondamentale è questo, mi meraviglio che in Italia ci siano già così tanti tifosi che vanno a vedere dei campionati dove in realtà le squadre più forti prendono soldi e quelle più deboli non ne prendono. Ci sono 4-5 squadre che lottano e le altre sono distanziate. In America c’è la distribuzione all’inverso, la squadra che arriva ultima ha la possibilità di scegliere perché altrimenti lo spettacolo non esiste. Si crea così un circolo virtuoso per cui la gente va allo stadio e per la società c’è un introito maggiore. Avere 25mila o 50mila paganti cambia di molto. L’anno scorso ci fu effettivamente quella frase infelice di Lotito, ma se alcune squadre vengono in serie A e poi non hanno la possibilità di fare un campionato decente è un male per tutto il movimento perché non credo che la gente si diverta ad andare allo stadio. Lo spettacolo è anche, come è successo anni fa, vedere il Verona che vince lo scudetto. La stessa Fortitudo ha vinto 2 campionati”.

Quali sono i parametri presi per calcolare in fase di progetto la capienza di uno stadio?

“Innanzitutto la città, che poi va integrata con l’area metropolitana che nel caso di Bologna è molto importante perché ci sono tutti i comuni che fanno circa 600-700mila abitanti, ad esempio calcolando anche Imola o meno. Per una città di 600mila abitati uno stadio da 50mila posti sarebbe assolutamente sostenibile. Lo stadio di Michigan, fatto nel 2010, ha 90mila posti: sono stati completamente pieni e questo garantisce alla società un bilancio importante. Non è solo il biglietto, ma quello che il tifoso consuma andando ad esempio al ristorante o a bere qualcosa. Tutto questo incide nel bilancio della società: oltre ovviamente alle sponsorizzazioni”.

Ma se oggi si fa fatica a riempire un Dall’Ara con 25mila posti, come se ne può proporre uno da 35mila?

“Intanto già i 25mila di oggi sono degli eroi, che vanno in quelle condizioni in uno stadio non coperto in cui hanno molta difficoltà a vedere il campo, se non sono in Tribuna o nei Distinti. Non esistono servizi pubblici. Ci fermano in via Andrea Costa e dobbiamo fare un tratto di strada a piedi: a Londra si prende la metropolitana e si scende davanti allo stadio. Mi pare, quindi, che siano già tanti quelli che vanno adesso, fantastici ad andare in queste condizioni. Oggi il nostro stadio non è competitivo”.

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